PLUM CAKE SALATO per grandi e piccini !

Ormai manca poco a San Vale Valentino quindi vi propongo un gesto d’amore per i vostri cuccioli, ma anche per i cuccioli cresciuti !

Spesso i bimbi non amano mangiare le verdure, ma vi assicuro che con questa ricetta…riuscirete nella vostra missione e non rimarrà nulla nel piatto ! State solo attenti agli adulti a tavola…mio marito ha gradito parecchio…e io pure ! Diciamo che abbiamo fatto fatica a lasciarne due fette al nostro Danny…e pesare che lo avevo fatto per lui !

Premetto subito che la ricetta, come sempre, non è mia ! Questa l’ho rubata ad Alessandro Borghese: registro tutte le puntate di “A casa di Ale” e quando ho tempo me lo guardo e cerco di imparare ! Purtroppo per lui siamo amici da quando siamo piccoli quindi ogni tanto si becca le mie telefonate dove gli chiedo “ma quanto intendi per QUANTO BASTA ???” oppure “quanto tempo lo devo lasciare in forno ?!? Non lo hai detto!?”. Secondo me tra n pò cambia numero di telefono !!! Ah ah ! Alcune ricette non saprei rifarle quindi mi arrendo subito, ma quando individuo quelle a portata di casalinga disperata come me…le provo e se mi vengono bene…ve le passo ok ?!?!

INIZIAMO CON LA SPESA (ricordando sempre borsa e portafoglio!!!)

125 grammi di farina (io uso quella di riso più leggera)

100 grammi di burro (ne ho usati 80 ed è venuto buonissimo lo stesso)

3 uova

2 carote

1 zucchina

50 grammi di piselli (surgelati, freschi o in scatola: fa QUASI lo stesso !)

20 grammi di parmigiano

1 bustina di lievito istantaneo

sale

NB servono fruste elettriche (a mano si può, ma ovviamente è più difficile)

PREPARAZIONE:

mettere in una ciotola la farina e aggiungere le uova una a una mescolando con le fruste elettriche

Intanto tagliate a dadini piccoli piccoli piccoli la zucchina e le due carote e sbollentate tutti i dadini più i piselli interi in acqua salata per un paio di minuti (poi si continuerà la cottura in forno)

Alla farina e alle uova aggiungete il burro che avrete tirato fuori dal frigo un pò prima, il lievito, un pò di sale e il formaggio grana sbattendo sempre con le fruste

Scolate le verdure, le asciugate bene con la carta da cucina e le infarinate leggermente in modo che una volta unite le medesime al vostro impasto…si sparpaglieranno uniformemente qua e la e non si riuniranno tutte dalla stessa parte del vostro plum cake. Versate le verdure infarinate nel vostro impasto e mescolate per benino e con grazia !

Prendete uno stampo da forno magari di quelli rettangolari da plum cake, ma va bene qualsiasi stampo (io ho usato quello a cuore perchè lo ho preparato per i miei uomini) o diversi stampi piccoli (mono porzione: tres chic se avete ospiti adulti. Alla fine della cottura magari tagliate la monoporzione a fettine e impiattate per bene le fette) . Ungete di burro le pareti della stampo o degli stampi e le spolverate con la farina. Li riempite per 3/4 con il vostro impasto (che in forno si gonfia un bel po’) e mettete in forno a 180 gradi per circa 20 minuti (io lo ho lasciato 30, ma dipende dal forno)

Vi giuro che è da paura ! Sembra una cavolata, ma se poi lo servite ancora caldo appena uscito dal forno… non ne rimarrà una briciola !!!

plumcake salato fetta

Filetto di SALMONE in crosta ! Facile facile, buono buono !

Può capitare che mentre fai un massaggio ti scappa la chiacchiera con la massaggiatrice e ne venga fuori un’ottima ricetta facile facile per una classica casalinga disperata come me ! Ebbene si… io rubo le ricette a chiunque, ovunque e in qualsiasi momento…mai perdere l’occasione !

Consuelo delizia la mia schiena ormai da anni e questa volta ha deliziato anche il mio palato e di conseguenza…anche quello dei nostri ospiti, sia alla vigilia di Natale che giusto giusto un paio di sere fa…

Iniziamo come sempre dalla lista della spesa dopo essersi ricordate di prendere borsa e portafoglio!

filetti di salmoneECCO COSA SERVE:

2 filetti di salmone possibilmente della stessa grandezza visto che vanno messi uno sopra l’altro tipo panino (all’ipercoop li pago circa 7 euro cad e ci faccio un secondo per 4 persone ! Niente male no?!?!)

1 confezione di pasta sfoglia rettangolare

senape (non piccante se ci saranno bimbi a tavola), burro e timo

semi di papavero

un rosso d’uovo per spennellare la pastasfoglia

un pochino di pan grattato

1 stuzzicadente (per bucare la pasta sfoglia !)

E COME CONTORNO:

misticanza di insalata verde (a vostro piacere)

pinoli tostati

 

SE AVETE FATTO LA SPESA…INIZIAMO:

Prendete i due filetti e con un pò di pazienza eliminate la pelle ed eventuali spine (con la pinzetta delle sopracciglia dopo averla ben pulita !!! E ricordatevi di ripulirla bene anche dopo ! Non è chic una donna con le sopracciglia che sanno di salmone !)

Su un lato di uno dei due filetti ci spennellate della senape e sull’altro filetto burro e timo. Sovrapponete 1 due filetti come se fossero le due fette di un grosso panino tenendo all’interno i due lati con burro e timo e con senape !

Intanto srotolate sulla teglia o direttamente sul vassoio del forno, la pasta sfoglia rettangolare che ha già la cartaforno attaccata. Bucherellate tutta la superficie della pasta e ci spolverate sopra un pò di pangrattato

Adagiate il “panino” di salmone in mezzo alla pasta sfoglia e lo incartate chiudendo bene le estremità, come se fosse un bel regalo…per i vostri ospiti !

Spennellate il fagottone con il rosso di un uovo poi lo girate e spennellate anche l’altra parte lasciandolo così ! Incidete con il coltello (senza tagliare la pasta sfoglia) due righe parallele e altre due righe parallele a quelle appena fatte, al centro del fagottone.

salmone in pasta sfogia

Spolverate tutta la superficie con semi di papavero e infornate per circa 20/25 minuti a 180 gradi con forno ventilato ! Io a metà cottura giro con cautela il fagotone perchè mi piace che sia ben cotto anche sotto e se lo lasciate sempre dallo stesso lato rischia di rimanere un filo crudino sotto ! Ocio a non andare troppo oltre al tempo di cottura perchè il salmone troppo cotto perde la sua morbidezza! Piuttosto gli ultimi 5 minuti alzate il forno al massimo e mettetelo su grill per dorare la superficie esterna con i semi di papavero !

Tirate fuori, lasciate riposare un paio di minuti e con un coltello bel affilato tagliate a fette. Impiattare una fetta (fa più chic una sola, la seconda la chiederanno di sicuro, ma la servite in un secondo momento ! ) con un po’ di misticanza di insalata cosparsa di pinoli che avrete precedentemente tostato in padella ! Attraversate tutto il piatto con un filo di olio facendo un disegno a vostro piacere (magari non una casetta !!! HIHI)

Anche se il galateo dice che non sia educato dirlo…BUON APPETITO !

AH ! Fatemi sapere se la provate e come vi viene !!!

 

Il mestiere più difficile del mondo: FARE LA MAMMA

Quante volte noi donne… madri… ci siamo sentite dire “Eh si, che bello essere mamme!!!” e quante volte avremmo voluto rispondere “Vuoi che te lo affitto ? Te lo presto !?”. Io qualche volta lo ho proprio detto !

Ho sempre desiderato diventare mamma…ho sempre saputo che una parte di me era nata per farlo perché mi accorgevo che tutti i bambini che incontravo, delle amiche, ma anche figli di perfetti sconosciuti, mi guardavano con la classica espressione degli alleati e non dei nemici. Forse, con la saggezza che contraddistingue i cuccioli, capivano, meglio di tutti gli altri, che in me era forte la predominanza fanciullesca, quella parte di me che non mi ha mai abbandonata e che mi permette ancora oggi di affrontare il mondo sempre col sorriso e l’entusiasmo che di solito sono caratteristiche più dei bambini che degli adulti. Mi veniva facile, quando magari incontravo un bambino in lacrime o triste, impicciarmi subito cercando di fare tornare il sorriso con qualche smorfia o con qualche stupido racconto (amo gli stupidi racconti e ora li ama anche nostro figlio !)

Ogni tanto ammetto che per qualche bimbo, sono anche stata un vero nemico…mi capitava spesso che quando ero ancora una giovine e felice zitella universitaria senza figli, in treno tra Venezia e Milano (o vicevendola!) magari assorta nella lettura di un buon libro o di un fotoromanzo (Ebbene si ! Ho letto anche quelli e mi facevano taaaanto sognare!) quando viaggiavo da single per tornare dalla mia mamma a Venezia o ai miei studi a Milano , mi capitava spesso di imbattermi in bambini urlanti ai quali niente valevano le urla dei genitori o peggio ancora…il loro silenzio, ma se per sbaglio il loro sguardo incontrava il mio…ecco che diventavo il loro nemico numero uno: li fulminavo…in silenzio…li guardavo con due occhi talmente dilatati e furiosi che questi all’improvviso diventavano muti..con grande sopresa dei genitori che magari si accorgevano del cambiamento (certi genitori purtroppo a volte neanche si rendono conto di quanto fuori luogo sono loro e i loro figli !) e incrociando il mio sguardo trovavano una bionda sorridente e continuavano a non capire…intanto però ero diventata il nemico numero uno dei loro “delinquentelli” urlanti.       Ho raccontato questo classico episodio perché era il classico episodio che mi faceva pensare ” ma quando sarò mamma anche io…saprò fare in modo che mio figlio a non diventi maleducato come questi e riuscirò ad insegnarli come si sta al mondo?!”

Quasi 7 anni fa scoprivo che finalmente sarei diventata mamma ! Si sarebbe avverato il mio più grande sogno…e la cosa più bella è che i sogni avverati erano due: accanto a me avevo l’uomo che avevo sognato diventasse il padre di mio figlio ! Cosa potevo desiderare di più !’ Ero anche arrivata a pensare “Basta! Se non trovo l’uomo giusto mi faccio regalare un bel semino da uno dei miei amici ! Ovviamente faccio prima un casting e scelgo il più bello, il più intelligente e il più ricco: non si sa mai che siano ereditari anche i cromosomi della ricchezza!”. Ma poi è arrivato lui…un Monzese incontrato a Zanzibar… e i 2 sogni della mia vita sono diventati realtà !

Presentazione1E adesso…adesso tutti giorni mi chiedo se sarò in grado di essere una buona mamma ! Mi chiedo fino a quando riuscirò ad avere lo stesso entusiasmo e la stessa energia che ho ora e che sto cercando di insegnare a lui ! Ogni tanto mi chiedo anche per quanto potrò stargli accanto…in questo mondo… in cui ogni tanto le persone se ne vanno troppo presto  perchè la vita a volte è anche cattiva…Ma poi lo guardo mentre dorme, e mi passano tutti i dubbi e tutte le paure ! Mi dico da sola che per ora… forse… ci sto riuscendo ad essere una buona mamma e che la teoria della “carota e il bastone” funziona con il mio cucciolo di asinello ! Credo di essere una mamma molto presente… il mio grandissssssimo lato infantile che non vuole crescere, mi aiuta molto ! Non faccio fatica a sedermi con lui per terra a giocare, non faccio fatica ad andare a prenderlo coi pattini all’asilo quando forse qualche mamma mi guarda scioccata o a giocare a bay watch sulla nostra amata spiaggia del Lido di venezia! Mi piace salire con lui sull’altalena quando questa regge il mio peso o sulle giostre quando mi fanno entrare ! Mi viene facile mettermi in cucina a fare i biscotti con lui mangiandone assieme la metà prima ancora di decorarli  ! Amo andare al parchetto con lui e guardarlo da lontano mentre cresce… amo sdraiarmi accanto a lui nel suo letto un giorno si e uno no (il giorno no lo fa il suo papi) per raccontargli una favola al buio con la sola lucina del libro puntata sulle quelle immagini che spesso mi riportano indietro: sono le immagini del mio passato, mi piace ogni tanto tornare indietro, fa bene…

04102008036Ma ci sono dei momenti…dei giorni…in cui la mamma si stanca di dare le “carote” al suo asinello e prende il “bastone” in mano ! Sono una mamma molto giocherellona sì, ma sono anche molto severa e spesso perdo la pazienza ! Ogni tanto…spesso…mi sento anche in colpa per certe urlate…so bene che le urla non servono a nulla anzi…vedo che con Daniele funziona molto meglio quando gli dico le cosa con calma e tranquillità spiegandogli bene perchè certe cose non bisogna farle e perché altre sono pericolose. Quando eravamo piccoli noi… le cose erano molto diverse, per tutti…le mamme e i papà forse non giocavano con i figli come invece ora capita più spesso…erano altri tempi ! Era normale ! Però, visto che a mio parere certe cose hanno segnato noi adulti di oggi, forse questo ci dovrebbe servire di insegnamento per contribuire a poco a poco a cambiare la storia ! So che possono sembrare parole grosse però è così ! Da soli non possiamo certo cambiare il mondo, ma se tutti noi ogni giorno facessimo un gesto carino nei confronti di qualcuno che se lo merita o non facessimo a qualcuno qualcosa che a noi ha sempre dato fastidio…sarebbe di certo cosa buona e giusta ! Quando ero piccola mi sono spesso sentita dire “si fa così e basta!” e alla mia classica domanda “perché?” capitava che mi venisse risposto “Perchè te lo dico io!”. Sono cose che uno si porta dentro,erano altri tempi ed erano risposte normali, ma sono frasi che io cercherò nel possibile di non dire mai ! Io spiego ! Spesso mi stufo, ma cerco di spiegare tutto, come mia mamma ha sempre fatto con me ! Poi, come dicevo prima, capita che un giorno sei stanca, che magari hai i tuoi pensieri e le tue preoccupazioni e non riesci a scindere le cose…e allora urli, magari perchè hai ragione di urlare o forse perchè hai solo voglia di urlare e in quello mento passava di li tuo figlio ! Magari urli per una cavolaia…e ti si gonfiano le vene del collo…e ti penti…e magari ti ritrovi da sola in bagno con le tue lacrime di mamma piena di dubbi e paure…di sbagliare !

E’ duro fare la mamma, ma è la cosa più bella che mi potesse capitare ! Magari riuscirò a non fare gli stessi errori che facevano i nostri genitori quando eravamo noi gli asinelli, ma ne farò taaaanti altri ! Magari non sarò sempre la mamma che vorrei essere, ma cercherò di fare sempre il mio meglio. Addormentarmi accanto a lui prima di lui mentre gli leggo la favola, essere svegliata dal suo bacio, fare colazione con lui al bar come una coppia di fidanzatini, sentirmi dire che sono bella con un nuovo taglio di capelli (degli uomini di casa solo lui si accorge se ho un nuovo taglio di capelli o un nuovo paio di scarpe !!!), sentirmi urlare dalle scale “ti voglio beneeee” mentre sto uscendo…questo è lo stipendio più alto che si possa chiedere per il lavoro più difficile del mondo: FARE LA MAMMA !

Ma se vogliamo proprio dirla tutta…la cosa più difficile del mondo è cercare di essere una buona mamma senza dimenticarsi mai che spesso c’è anche un compagno, un marito…da non trascurare ! Ma di questo ve ne parlerò un’altra volta…

baywatch

Filetti di PESCE con CORN FLAKES

Sì sì ! Avete letto bene: filetti di pesce impanati con i corn flakes ! E’ una ricetta che potrebbe suonare strana, ma vi assicuro che quando la faccio… riscuote sempre un ottimo successo sia con i  grandi che con i piccini ! Probabilmente avete già sentito parlare di questa ricetta, ma io a differenza vostra…forse ho anche avuto il coraggio di provare a farla !

E poi…siate sinceri e ditemi che non vi e’ mai capitato di aprire un cassetto del freezer e di vedere quella scatola di merluzzo o di platessa che e’ rimasta li in fondo al cassetto e di dirvi “Basta ! Stasera faccio quei benedetti filetti così faccio spazio nel cassetto…ma come posso rendere buoni quei pezzi di ghiaccio bianchi ?” . Bene ! Sono qui a darvi una soluzione…e il bello è che in cucina per fare questa fantastica ricetta…ci potete fare entrare anche i vostri figli, i vostri nipoti o i figli dei vostri amici (se non avete bambini nei paraggi…forse questa non è la ricetta più adatta !!! hihi )

INGREDIENTI:

Filetti di pesce (un paio a testa per i bimbi e anche 3 per i grandi )

Corn flakes (Q.B. ! Finalmente ! E’ una vita che trovo sto “QB” sulle ricette e ora finalmente ve lo rifilo !!!)

senape e/o jogurt (Q.B.)

FORNO (senza il forno la vedrei un pò dura !!!)

Scaldate il forno a 180 gradi

Prendete i filetti di pesce scongelati e li asciugate bene poi li spennellate con senape (dolce e non piccante se ci sono bambini in giro!) o con jogurt oppure (io faccio così) con senape e iogurt mescolati assieme

Intanto date al bambino nei paraggi un tovagliolo di stoffa, glielo fate stendere sul tavolo e gli dite di versarci in mezzo un bel pò di corn flakes, fate chiudere il tovagliolo come se dovesse impacchettare un regalo e gli date qualcosa di pesante (magari non un martello se non volete fargli distruggere il tavolo) e gli fate rompere i corn flakes in pezzetti piccoli che non siano pan grattato, ma neanche gli stessi corn flakes di prima !

Impanate bene i filetti nei cornflakes e li mettete sulla carta forno che avrete posizionato sul vassoio del forno, spruzzate tutti i filetti con un filo di olio (io ho la bottiglietta spray per distribuire e usare meno olio, si trova anche al supermercato ed è comodissima) e mettete in forno a 180 gradi per circa 15 minuti. Se serve…fate dorare i filetti con un paio di minuti di grill alla fine. A fine cottura salate e mangiate !

Come contorno di solito faccio misticanza di insalata verde o pure’ di patate !

Anche se il galateo dice che non sarebbe educato dirlo…BUON APPETITO !

 

 

 

UGO CONTI e la sua band, mercoledì 6 back ON STAGE al BOBINO

 

bobino-mercole-ugoNEW

L’AVVENTO dei nuovi MOTOCICLISTI

C’erano una volta i motociclisti,

ora quei motociclisti sono cambiati…non sono più gli stessi e lunedì 18 febbraio qualcuno ti racconterà perché. Sarà una serata da non perdere, ci saranno immagini che faranno riflettere, che lasceranno il segno e voi… non fermatevi alla apparenze… Ci divertiremo, abbi fede !

Parola di una blogger che gira solo sulle 2 ruote e che ama guardare oltre… 

casco

 

EICMA E’ LIETA DI FESTEGGIARE CON VOI

“L’AVVENTO DEI NUOVI MOTOCICLISTI”

TI ASPETTIAMO CON IL TUO CASCO 

 

 

 

LUNEDì 18 FEBBRAIO 2013 dalle ore 19.30

spazio “SAN PAOLO CONVERSO” C.so Italia 21 MILANO

RSVP: EICMA@EICMA.IT

eicma

Da Antenna 3 all’EXPO passando per la Triennale e il Carnevale di Venezia. Intervista a DAVIDE RAMPELLO, un uomo che ha sempre lasciato il segno.

Oggi è il direttore artistico del Carnevale di Venezia, ma soprattutto curatore delle attività culturali e artistiche dell’EXPO e direttore artistico del padiglione zero

E’ stato il Presidente della Triennale dal 2003 al 2011. E” stato direttore artistico di Canale 5, della società Grandi Eventi, responsabile della comunicazione del Gruppo Fininvest e curatore di numerose mostre. Ha seguito la direzione artistica del Carnevale di Venezia sia nel triennio ’92-’94 e di nuovo nel 2012 e quest’anno.

Dal 2003 al 2006 è stato direttore artistico del comune di Palermo.Da sempre interessato ai temi  della formazione dei giovani è stato docente a Padova e a Milano alla Cattolica e continua ad esserlo ancora oggi all’Università IULM di Milano

Ecco chi è Davide Rampello (con blogger Barbs nella foto scattata lo scorso sabato 26 gennaio a Cannaregio durante l’inaugurazione del Carnevale di Venezia 2013)

Quando è iniziata questa tua avventura piena di passioni, di amori ?

E’ iniziata in Sicilia nel ‘47 con un gran gesto di amore di mia madre che pur non essendo siciliana ha deciso di partire da sola per la Sicilia per farmi nascere nello stesso letto dove era nato mio papà, i miei nonni e i miei bisnonni.

Quali soni i tuoi più bei ricordi della tua infanzia?

Mia mamma è di Bassano del Grappa e i miei ricordi più belli sono le vacanze felici nella casa dei nonni vicino a Marostica. Sono cresciuto nel mondo dell’agricoltura con uno zio architetto e ho quindi vissuto subito da vicino il mondo delle artigianie. E’ da li che è nata la mia grande passione per la cultura materiale

A quando risale il tuo primo lavoro?

Morto il papà a 17 anni ha avuto la fortuna di seguire i lavori di restauro del museo Castelavecchio a Verona realizzati da Carlo Scarpa, un dizionario enorme di arti e mestieri. Il  mio primo lavoro lo ho fatto nel ‘76 . Il mio committente era Palazzo Grassi, centro internazionale delle arti e del costume. Realizzai a Treviso a Santa Caterina una mostra “700 anni del costume del veneto” brani e scene della vita civile. Subito dopo mi chiamò il sindaco di Castelfranco per il quinto centenario della nascita del Giorgione nel 78 ed entrai nel comitato degli esperti coordinato da Lionello Pupi, il curatore scientifico della mostra che si tenne l’anno scorso in occasione del quinto centenario della morte del Giorgione

Come è stato il passaggio alle televisoni ?

Mi dovevo guadagnare da vivere ! Arrivai a Milano molto giovane , diventai amico di Franco Loi, uno dei più grandi poeti italiani e tramite lui conobbi tanti personaggi milanesi tra cui il pittore Piero Leddi, Giovanni Raboni, Domenico Porzio, Giovanni Mariotti. Spesso ci ritrovavamo a casa di Porzio e io cucinavo perché avevo già la passione per la cucina ereditata da mio padre. Conobbi Raffaele Crovi che era direttore della sede rai di Milano . Iniziai facendo il ricercatore , continuai come autore di programmi per ragazzi . Li che conobbi Cino Tortorella che mi portò a Telealto milanese, poi un anno dopo inaugurammo antenna 3 con Renzo Villa e Enzo Tortora, un’emittente formidabile con studi grandissimi, la platea conteneva 1000 persone, la prima televisione commerciale dove a differenza della rai potei incominciare a mettere mano in tutti quegli strumenti , mixer e telecamere che in rai invece erano di uso esclusivo degli addetti ai lavori.

Quando la tua strada incrocia Berlusconi ?

Confalonieri e Berlusconi mi chiamarono in Via Rovani dopo aver visto la serie “lo spettacolo continua” che stavo facendo ad Antenna 3 con Jannacci, Milva e altri personaggi. Da li nasce la mia storia all’interno del gruppo, una storia affascinantissima, formidabile perché in quel momento il gruppo era il più innovativo in Italia. Molti tecnici di Antenna 3 mi seguirono a canale 58 (così si chiamava canale 5 in quegli anni) e tra questi ricordo Marco Bassetti che prima di diventare il presidente di endemol fu assistente di studio, addetto ai mixer e infine produttore con me. Vennero poi acquistati antenna nord dalla Rusconi e divenne italia uno e dalla mondadori rete 4. Erano i tempi di pop corn, domenica con five, premiatissima, risatissima e drive in.

E vero che sei stato il primo al mondo ad usare la steady cam in televisione?

Si, fu proprio  con premiatissima  che usai per la prima volta la steady cam  dopo averla vista utilizzare nel film “Shining”. Chiamai Massimo Vitali, ora famoso fotografo che ai tempi era operatore steady cam e aveva lavorato insieme a Pecorini con l’assistente di Stanley Kubrick

Raccontami di come hai vissuto Milano nei mitici anni ’80?

Lavoravamo 24 ore al giorno: la sera andavo a Plastic con il coreografo, lo scenografo, il direttore della fotografia e alcuni ballerini e li spesso pensavamo e realizzavamo le coreografie dei balletti. In quei tempi seguivo un po’ tutto: andavo in sala prova a vedere la prima donna, il balletto, sceglievo le stoffe con il costumista e la cosa più bella era lavorare con gli autori, scrivere i copioni. La qualità era straordinaria tanto che Berlusconi andò con una cassetta di miei lavori quando propose  a Mitterand di aprire la Cinq. Non avendo ancora gli studi italiani in Francia lo spettacolo inaugurale de la Cinq lo girammo tutto a Cologno Monzese con un pubblico francese trovato in Italia . Furono 5 ore di trasmissione con un cast formidabile tra cui Mireille Mathieu, Iv Montan, Sting, Al Jerrau e tanti altri

E come andò l’inaugurazione de la cinq?

Dovevamo portare urgentemente a Parigi le 3 pizze della registrazione fatta in Italia. Per essere sicuri che almeno una arrivasse a destinazione puntuale…una la mandammo via satellite, grazie a Galliani che ai tempi era partner di Berlusconi per la diffusione del segnale delle televisoni, una pizza la portai io aereo con Berlusconi e la terza pizza partì con un volo Alitalia. Berlusconi ai tempi alloggiava a Parigi in una casa bellissima che gli aveva prestato il suo amico Lombardo produttore cinematografico e fondatore della Titanus . La prima serata di la Cinq con il 34% di share, fu un grande successo tanto che il giorno dopo al ristorante fui subito riconosciuto pur non essendo mai apparso in video. Feci poi in Spagna anche lo spettacolo inaugurale de la Cinco con Miguel Bosè e Victoria Abril

Quando hai deciso di tornare al tuo primo amore lasciando la tv?

Ho lasciato il mondo della televisione perché l’azienda si trasformò presto in una vera e propria struttura con direttori etc per cui non potevo più essere libero come lo ero prima quando per le  mie scelte rispondevo direttamente e solamente a Berlusconi. Iniziai allora ad occuparmi di formazione per i dirigenti creando modelli formativi per la valorizzazione dei talenti e creammo la “grandi eventi” , una società che si occupava di realizzare mostre d’arte, i ritratti di Tintoretto, Francis Bacon e Longhi al Correr e Greenaway a Palazzo Fortuny

Cosa successe quando Berlusconi decise di entrare in politica?

Rimasi in azienda con Confalonieri come direttore della comunicazione di tutto il gruppo vale a dire Milan, Standa, Mediolanum, Mondadori e la televisione. Fu un’esperienza formidabile che assommata a quella registica mi ha dato veramente il senso di tante cose.

Come sei diventato docente universitario?

Ad un certo punto avevo bisogno di fare altre esperienze,  per me la vita è un compimento di un’opera e come tale è sempre in cambiamento, in evoluzione. Gianpiero Brunetta (famoso storico e critico cinematografico italiano) mi  segnalò una cattedra libera all’università di Padova e da allora non ho più smesso. Ero ormai un libero professionista. Ad un certo punto fui nominato da Carrubba e Albertini membro del consiglio di amministrazione della Triennale. Alla morte di Morello Albertini indicò me come suo successore.

Direi che puoi essere più che soddisfatto dei traguardi raggiunti: “Quali cose siamo” ossia la terza interpretazione del museo del design che curasti poco prima di lasciare la presidenza della Triennale di Milano, fu definito dal New York Times come miglior mostra di design ! Quale è stata secondo te l’idea vincente?

Quella di aver creato un museo mutante,fluido che ogni anno cambiava tema e modalità  allestitive e rappresentative

A proposito di mostre in Triennale… dalla mostra di Andy Warrol alla mostra per i venti anni di Striscia la notizia! Spiegami da cosa nasceva quella tua trasversalità?

Avevo portato la Triennale ad essere un luogo di rappresentazione del contemporaneo con tutte le sue contraddizioni quindi avendo fatto Andy Warrol che della tv ne ha fatto una filosofia, un credo, allora è evidente che per i 20 anni di striscia ho voluto celebrare la trasmissione forse più intelligente ed innovativa della televisione italiana, l’unico telegiornale di inchiesta vero italiano

Dopo tante polemiche su questo EXPO, mi dai un’anteprima per farci sognare ?

Le cose stanno andando benissimo, il cantiere è partito. Il canale che costeggerà tutta l’area dell’expo è stato tracciato e siamo arrivati a 118 paesi partecipanti. L’attenzione di tutti questi paesi è molto alta, pensa che normalmente i paesi più piccoli venivano messi in un unico padiglione senza dar loro grande risalto e invece a Milano i piccoli paesi staranno assieme, ma divisi per classi produttive: i produttori di caffe, di spezie, ci cacao, ci cereali etc quindi sarà data a queste zone una grandissima importanza e si potrà degustare tutto ciò che verrà esposto. Un’altra cosa straordinaria è che sono ormai stati avviati i concept e la fase progettuale dei padiglioni tematici. Ci saranno il padiglione zero curato da me con una formidabile e innovativa architettura di Michele de Lucchi e le scenografie realizzate e curate da Giancarlo Basili; il padiglione cibo e arte curato da Germano Celant e con l’architettura di Italo Rota; il padiglione del Futuro curato da Carlo Ratti assieme al MIT di Boston; il padiglione della bio diversità e il Children park.

Parliamo della tua casa ! Come mai tu che hai sempre abitato a Milano hai deciso ad un certo punto di trasferirti vicino a Varese? E’ stata una sorta di fuga dalla città?

No, nessuna fuga, mi sono semplicemente innamorato di una casa del 800 disabitata da 70 anni davanti alla quale sono passato per caso. Ho visto la torre del belvedere che pensavo di affittare per i fine settimana e invece era talmente bella che l’ho fatta tutta ristrutturare, restaurare e mi ci sono trasferito ! Ogni giorno faccio 100 km tra andata e ritorno e sono felice di farli.

Ma con tutti i tuoi impegni riesci a goderti quel tuo angolo di paradiso?  Raccontami Rampello in versione “casalingo”?

Ho un orto, un frutteto. Amo fare la spesa al dettaglio . Le verdure che non coltivo le compro a Milano dai fratelli Abbascià e il pane lo faccio nel forno in pietra che ho in giardino. Ho fatto fare alla mia domestica corsi di cucina, di alta cucina, di pasticceria e di lavorazione delle carni. Gli agnelli me li faccio arrivare da Kvar un’isola della Dalmazia dove mangiano solo rosmarino e salvia. Le oche le ho fatte arrivare per anni da questa signora che aveva una fattoria nella Puszta dove sono capitato per sbaglio durante uno dei miei viaggi. Mi piace cucinare. Se sono da solo raccolgo diversi tipi di insalate dal mio orto e le condisco con diversi aceti e diversi sali. Tra i miei preferiti ci sono i sali di Trapani, della Camargue e della Turchia.

Cucini tu?

Cucino spesso per i miei ospiti. Ultimamente amo preparare le vellutate con le patate con innesti di vellutate di coste e spinaci tutto del mio orto, oppure preparo un’ottima crema di zucca alla cannella con inserto di crema di castagne all’anice stellato e spolvero il tutto con semi di lino e sesamo tostati e un paio di chicchi di melograno.

Dove le trovi queste ricette fantastiche?

Te le suggeriscono il tuo amico Carlo Cracco ? No, me le invento io. Ho ereditato la passione per la cucina da mio padre e dalla mia cultura materiale. Per 6 anni ho diretto la rivista “Gran Gourmet” e ho avuto l’occasione di conoscere tanti importanti chef molti dei quali sono poi diventati grandi amici. Gualtiero Marchesi mi diceva sempre che ho una specie di intuizione gastronomica perché basta che mi si racconti una ricetta e io sento subito i sapori in bocca… me la gusto, la rielaboro.

Oltre all’amore per la cucina quali sono i tuoi grandi amori nella tua vita? I miei due figli Costanza (36 anni) e Daniele (17 anni), che mi danno una grande energia

C’è una donna che ha la fortuna di stare accanto ad un uomo che nonostante i suoi mille impegni riesce a trovare il tempo di coltivare il suo orto e di cucinare per gli amici? Sei innamorato ?

SI, da circa due anni sono innamorato di una poetessa, un’artista

Un’artista? Ma è un po’ come portarsi il lavoro a casa?

Sì, un lavoro che amo!

Visto che la nostra intervista si sta svolgendo a Venezia mentre stai inaugurando il Carnevale 2013, ti faccio un’ultima domanda facile facile: dImmi con una frase cosa rappresenta per te il Carnevale di Venezia?

Una formidabile opportunità di rappresentare in modo inedito la più bella città del mondo.

Grazie Davide, non potevi dare miglior risposta ad una veneziana ! E se posso permettermi di darti il mio piccolo parere… secondo me fino ad oggi…ci sei riuscito benissimo !

 

Barbara

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Se volete vedere il programma del Carnevale di Venezia 20013… http://www.veneziamarketingeventi.it

 

 

 

 

C’erano una volta un palazzo del ‘400 e un grande griffe: Roberta di Camerino…

C’era una volta un palazzo del ‘400 in cui, ai tempi della Repubblica di Venezia, sorgeva il “Fondaco dei Curami” dove già si lavorava la pelle.

Negli anni ’50 nasceva in questa sede la prima fabbrica di borse Roberta di Camerino.

Sono passati 33 anni e oggi negli spazi l’antico Palazzo Loredan Grifalconi nasce il nuovo atelier di Roberta di Camerino.

 

palazzo piccolo

Era la fine della seconda guerra mondiale quando Giuliana Coen Camerino fondava la sua griffe intitolata con il nome della figlia.

Roberta di Camerino, marchio famoso per gli accessori tra cui foulard, borse  e cinte e per gli abiti di moda, con grande attenzione ai tailleur trompe-l’oeil, portò alla sua grande stilista Giuliana, numerosi riconoscimenti tra cui l’oscar della moda nel 1956.

 

Nel 2008 il marchio viene acquisito dalla Sixty group spa, ma resta nel cuore di tutti noi Veneziani che lo abbiamo visto nasce e prendere il volo nel mondo della moda.

 

 

mix piccolo

Mi ha sempre legato a questo marchio una grande ammirazione per la classe e lo stile che ha sempre rappresentato per noi donne.

Ma non posso nascondere che ciò che mi lega di più a quella cintura intrecciata che forma una lettera R maiuscola…è il grande affetto che nutro per la famiglia da cui tutto è nato.

Sono cresciuta con Tessa e Sabina, le figlie di Roberta.

Tessa ed io abbiamo condiviso i momenti più importanti della nostra vita…dalla nascita dei nostri figli, avvenuta per caso a meno di un mese di distanza, alla perdita di mio padre e della sua cara nonna Giuliana.

Tessa forse è la sorella che non ho mai avuto, l’amica che sai che per te ci sarà sempre…anche se non viviamo più nella stessa città e anche se siamo completamente diverse…come il diavolo (io) e l’acqua santa !

Anche ora che la griffe non è più della sua famiglia, Tessa non ha saputo rinunciare al grande legame che ha sempre avuto con questo marchio e che mai si dissolverà.

Dopo aver avuto in passato la grande gioia di disegnare per sua nonna, ora ha avuto l’occasione di riaprire al pubblico il palazzo da cui tutto iniziò: un angolo di paradiso dove le principesse di oggi potranno tornare a sognare…

 

 

panca piccola

noi 2 picc

In bocca al lupo amica mia ! Che il tuo sogno si possa avverare presto…te lo meriti ! TVB

 

ATELIER Roberta di Camerino

Sestiere di Canareggio, negli spazi del l’antico Palazzo Loredan Grifalconi, Calle della Testa 6359 Aperto da Lunedì al Sabato dalle 10.00 alle 18.00.

Per altre informazioni e appuntamenti fuori orario  Tel 0415237543 dadhai.venezia@gmail.com

 

RAMPOLLA e i NANI di MOCENIGO: la favola DAKAR

 

Luca Viglio, Biancaneve e Mr Napodano

Luca Viglio, Biancaneve e Mr Napodano

C’era una volta Biancaneve e i 7 anni…

Ah no scusate…quella e’ un altra favola, qui i nani sono 2 e Biancaneve in teoria sarei io che di Biancaneve non ho molto direi…se non il mignolo del piede destro che forse un po’ al suo ci somiglia !

Come in tutte le storie bisogna partire dall’inizio e spesso l’inizio risale al tempo della pietra quindi… C’era una volta una giovane (allora lo ero!) simpaticissima bionda veneziana che si innamoro’ di un ancor più giovane castano monzese conosciuto da tutti come “il cellone”. Ai tempi Cellone giocava a rugby da ormai parecchi anni. I due ragazzi si amavano molto tanto che ormai facevano tutto in coppia, compresa la dieta a zona dopo la gravidanza della bionda che aveva così deciso di mettere su famiglia con il baldo e aitante monzese ! Con quella dieta il Barbapapa’ perse 25 kili e si trasformò in un principe. Raggiunta quella linea capi che non avrebbe più potuto giocare…in linea e quindi tornò alla sua vecchia passione: la moto, passione che unita alla voglia di fare un po’ di casino con gli amici e alla grande voglia di fuggire ogni tanto di casa…(come li capisco !!!) spinse un gruppo di amici a fondare ENDUROLOGY.

E’ da Endurology, un club di amici appassionati di enduro (lo dice la parola stessa, ma spieghiamolo che l’e’ megl !) che inizia la nostra storia ! La storia di 2 dei Nani di Mocenigo e di Rampolla, il George Clooney di Endurology …che un giorno capiscono che forse, come in un’altra favola famosa, i sogni son desideri…ma se ci credi fermamente…diverranno realtà ! Ecco che Stefano George Clooney (scusate, ma nelle favole che piacciono a me ci DEVE essere anche un principe ! Non sarebbero bastati solo i miei nani !!!) e i miei Nani di Mocenigo decidono di partecipare alla mitica Dakar.

Ce l’hanno fatta ! È stata durissima, ma c’è l’hanno fatta !
Luca, uno dei miei nani, purtroppo ha avuto un brutto incidente e non è riuscito a finire la gara… Ma resta un eroe come chi l’ha finita e so che quando un giorno la finirà…sarà il migliore !
Ho avuto la fortuna di poter intervistare tutti e 3 i protagonisti di questa bella favola ! All’inizio avevo anche pensato di unire le tre interviste facendone un racconto unico, infatti ho fatto quasi le stesse domande a tutti… ma poi le ho lette… E mi sono commossa tre volte ! Sono tre amici, tre amici veri…ma per me sono anche tre eroi con le loro tre storie che a volte si intrecciano e a volte corrono parallele quindi…ho deciso di pubblicare le tre interviste separatamente senza cambiare o togliere neanche una parola ! Fatevi questi tre viaggi attraverso le parole di due piccoli grandi uomini e del Principe di Endurolgy !
Se sapete di essere un minimo sensibili…preparate i fazzoletti !

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INTERVISTA AL PRESIDENTENTEN LORENZO NAPODANO (il mio nano sorridente con barba incolta!)
1) da quanto sognavi la tua partecipazione alla dakar e quando hai
capito che il tuo sogno era finalmente diventato realtà?

Da 33 anni. Dal 1979 – a 5 anni – quando mi regalarono la prima motina da enduro e Thierry Sabine lo stesso anno inventò la Paris Dakar. Non ho mai smesso di seguirla e di reputarla il mio vero e unico sogno. Nel 2011 ho realizzato che il sogno poteva essere quantomeno organizzato. Avrei potuto contare su 2 compagni di team. La moto giusta e l’assistenza meccanica pre e durante la gara della Jolly racing e di Boano Racing.

2) quanto e come ti sei allenato per questo incredibile tour de force ?

Da aprile a dicembre del 2012. A partire da Settembre allenamento continuo 6 giorni su 7, svariate ore al giorno. Moto, canottaggio e bici. Siamo stati seguiti da Fabio Vedana esperto in endurance training e allenatore di triathlon.

3) quanti giorni è durata e quanti km avete fatto ?

15 giorni con 1 giorno di riposo al nono. Quasi 8.500 km.

4) in quanti siete partiti e in quanti siete arrivati ? (non dirò come vi siete classificati perchè dirò che per me una gara del genere è già una vittoria e non conta la classifica ma l’esperienza che vi porterete
dietro tutta la vita)

Siamo partiti in 3. Viglio, il nostro pilota più bravo, ha cappottato malamente alla 3a tappa con un trauma cranico e ha dovuto abbandonare (anche se dall’ospedale con voce impastata chiedeva ancora al nostro team manager di fare di tutto per farlo ripartire l’indomani. Un vero toro.) Il sottoscritto e Rampolla sono arrivati in fondo a questa epopea oltrepassando molte volte e di molto i propri limiti
psicofisici.

5) dove dormivate?

In tenda su materassino. Tranne alla tappa marathon – senza assistenza – per terra.

6) se ti dico fesh fesh ? Catino ? Barcane ? Raccontami al volo 3
momenti legati a questi 3 “ostacoli”?

Il primo è un inferno di borotalco leggerissimo e profondo. La moto è
inguidabile. La sensazione assomiglia al fango profondo ma è 20 volte
peggio. AL suo interno sono nascosti sassi di ogni dimensione. Invisibili. la moto cade spesso e tu con lei. Poi va rialzata con sforzi estenuanti e tirata fuori da una specie di insabbiamento. Che direi infeshfeshamento, non si vede nulla, si respira a fatica.
E’ il posto più vicino all’idea di inferno che abbia visto.
Il secondo è un altro inferno, di sabbia. Una duna che con il vento crea un buco dei diametri più diversi. Più è piccolo peggio è. Ci sono finito dentro, più di una volta. Senza aiuto. La moto si insabbia e non ci sono pendenze da sfruttare. Ne sono uscito allo stremo delle forze. Ho pianto disperatamente.
Le barcane sono lingue di sabbia dure come marmo in rapida successione, alle volte te ne accorgi all’ultimo quando ci sei sopra e se sei troppo veloce rischi l’un due tre. Ovverosia il peggiore dei voli. Quando presa la prima il culo della moto inizia a saltare prima a dx poi a sx poi ancora a dx e sei per terra. Ci si può ammazzare.

7) avete riscontrato più spirito di competitività o di solidarietà tra i concorrenti ?! ci sia aiutava o ci si superava facendo ciao ciao con la manina?

C’è molta correttezza tra i piloti di moto. Ma te la devi cavare da
solo. Troppi gli sforzi da affrontare già da soli. Rari i casi in cui un pilota decida di aiutarne un altro. Sono i casi limite. (incidenti o
lesioni) Nessuno osa chiedere aiuto. E questa regola non scritta è giusta. Tempra il carattere. E se superi da solo le tue paure hai raggiunto lo scopo della Dakar.

8) il momento più bello legato alla gara e quello più bello dal punto di vista umano ?

Aiutare il Rampo quando si è fatto male al polso decidendo di
fare la gara insieme da quel momento in poi. Cosa che ha aiutato anche me psicologicamente. In realtà nessuno dei due ha avuto bisogno di aiuto fisico. Ma la tranquillità mentale di affrontare settori di dune molto complessi in 2 ci ha permesso di superarli senza problemi. Santiago l’abbiamo conquistata insieme chilometro dopo chilometro.

9) il momento più brutto in cui magari avete pensato di mollare tutto e
cosa vi ha portato a non mollare?

Non avrei mollato mai, dopo tutti i sacrifici e l’impegno messo nella preparazione fisica, mentale, economica e logistica dei mesi prima. Dopo aver passato interi fine settimana ad allenarmi trascurando la mia famiglia e miei bambini. Sarei arrivato a Santiago coi denti. All’abbandono, tuttavia, ci sono arrivato molto vicino. Non per rinuncia. Ma per sfinimento.

10) oltre alla famiglia…cosa vi è mancato di più in quei giorni (un
piatto, una comodità etc) ?

Solo la famiglia e gli amici. Anche se ci hanno fatto sentire in ogni istante il loro supporto tramite qualunque mezzo. Li ho sempre sentiti vicini. Sono stati meravigliosi. E’ anche per loro che non
ho mollato. E’ anche grazie alla loro passione che sono arrivato a Santiago. Tutta endurology non ha lavorato per 2 settimane. Quando non ci vedevano all’ultimo waypoint hanno passato notti insonni. E come loro molti altri che magari non sentivo da tanto. Questa cosa mi ha fatto sentire onorato ed estremamente fortunato ad avere amici di questo tenore. Mia moglie è venuta in cile alla terzultima tappa e questa cosa mi ha fatto sentire a casa. Felice. Da li in poi è stata una passeggiata. Molto molto molto faticosa. Ma una passeggiata.

11) luca viglio è partito con voi ed era sicuramente candidato ad un
buon risultato ! Non so se lo intervistero’ perchè in questo momento magari mi insulterebbe (hihi), ma se dovessi chiedervi un ricordo legato alla parte di gara fatta tutti e 3 assieme ??? e quando avete visto la sua moto senza di lui… come avete vissuto quel momento ?? lo convinciamo a rifarla e tiferemo tutti per lui vero ?!?!

Viglio succhierebbe il moccio da un morto e chiederebbe il bis (NB della blogger: trattasi di citazione da “full metal jacket”). E’ un vero toro. Non mollerà fino a quando non avrà quel pesante doblone con scritto Dakar in mano. E’ stato sfortunato. E vedere la moto di un fraterno amico ferma sul cavalletto in una tappa della Dakar è un tuffo al cuore. Preferisco evitare di parlare di quei momenti. Ma sappiate che li annovero tra i peggiori della mia vita. Ho pregato molto per lui dentro al casco.
Quando non l’ho trovato la sera al bivacco, è Robi mi dice, Trauma cranico piscia sangue. Il mondo è crollato. Capendo che era fuori pericolo abbiamo deciso di proseguire.
Prima di quel momento abbiamo parlato più di figa, che di gara…per
sdrammatizzare. Eravamo terrorizzati. E ci siamo tenuti su tutti e 3 in
maniera esemplare. Fare il resto della gara senza di lui ha assunto un
sapore amaro. E non c’è stata volta che non dicessimo “pensa se ci fosse il bamba…”. E’ un grande amico. Anche se è uno scemodimmerda.

12) ultima doverosa domanda ?! le vostri grandi mogli vi hanno sostenuto a distanza e anche da vicino ?! quanto è stato importante per voi il tifo della famiglia e degli amici che vi hanno sostenuto dalla prima all’ultima duna, anche se un po’ mi hai già risposto prima ?!

Senza l’appoggio della famiglia è impensabile affrontare una sfida del genere. Mia moglie si è messa da parte ed ha pensato alla
famiglia per tutti questi mesi. Lasciandomi allenare senza pensieri. Certo non sono mancati momenti di tensione. Ma fa parte del gioco ed è giusto così. Se è vero che la dakar si inizia a vincere molti mesi prima con la concentrazione e la massima dedizione, è evidente che a Santiago mi ci ha portato anche lei. Quella medaglia è sua al 50%. Se l’è meritata e io le sarò sempre riconoscente per avermi aiutato a realizzare il sogno della mia vita.

(NB della blogger: a questo punto della intervista…piangevo come una fontana !!!)

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INTERVISTA A LUCA VIGLIO (ebbene si ! alla fine lo ho intervistato il mio nano imbronciato…con gli occhi azzurri)

1) da quanto sognavi la tua partecipazione alla dakar e quando hai capito che il tuo sogno era finalmente diventato realtà?

Le immagini delle vecchie Dakar – anzi in questo caso si potrebbe correttamente chiamarla Parigi-Dakar – appartengono alla mia adolescenza, e prima ancora forse alla mia fanciullezza: era sfida, era impresa, era epica, era corsa, nei più bei deserti dell’Africa: era pertanto un sogno, qualcosa fatto da uomini straordinari; poi, grazie anche all’effetto trascinatore di un amico visionario (il Pres, gliene devo dare atto), è arrivata. Quando ho capito che fosse diventata realtà? Beh, partito da Lima per la prima tappa, davanti a un milione di spettatori lungo la strada, la sensazione m’è venuta…

2) quanto e come ti sei allenato per questo incredibile tour de force ?

Ho iniziato seriamente ai primi di settembre, circa 4 mesi prima della partenza; ogni settimana facevo: due uscite di corsa (con programmi di lavoro sulla resistenza cardiaca e sull’endurance), due sessioni di preparazione atletica (sostanzialmente ca. 90’ di esercizi a corpo libero per potenziare la forza muscolare su tutto il corpo), una uscita di allenamento in moto in fettucciato o campo di motocross di ca. 110’, una uscita di allenamento in moto lunga (in sella più possibile, tipo 5-6 h), una sessione di allenamento in MTB da almeno 3h

3) se ti dico fesh fesh ? Catino ? Barcane ? Raccontami al volo 3 momenti legati a questi 3 “ostacoli”?

Fesh fesh: brutta roba: difficile, insidioso, ostico; una mattina dovevo uscire da una valletta in salita piena di fesh fesh, avevo davanti i quad (maledetto chi ha deciso di mischiarli alle moto negli ordini di partenza), che sollevano polvere 4 volte tanto una moto; credo di aver assimilato fesh fesh per qualsiasi via corporale…
Catino: vedilo e giraci alla larga, per nessuna ragione ci devi finire dentro; si racconta di gente finita dentro che ci ha passato le giornate a provare ad uscire con moto insabbiate, frizioni bruciate e radiatori in ebollizione.
Barcane: vedile e modera la velocità, se ci arrivi sopra a sorpresa prova a giocare il tutto e per tutto (spalanca il gas e stringi le chiappe); qualche spavento è arrivato anche con queste

4) avete riscontrato più spirito di competitività o di solidarietà tra i concorrenti ?! ci sia aiutava o ci si superava facendo ciao ciao con la manina?

Ho riscontrato lo spirito giusto: è una gara, non una passeggiata delle giovani marmotte; si aiuta chi è in difficoltà vera o chi si è fatto male, per il resto chi si insabbia forse un paio di tentativi è bene che inizi a farli da solo; non ho mai chiesto aiuto, ma credo che nel caso qualcuno si sarebbe fermato, per il resto anche solo fermandosi a far pipì si ricevono richieste di “tutto ok?” dagli altri concorrenti

5) il momento più bello legato alla gara e quello più bello dal punto di vista umano ? (il momento più brutto non te lo chiedo)

Mi ricordo un tratto di speciale su una spiaggia lungo il Pacifico, 15 km a tutto gas, con le onde oceaniche che si allungavano sulla sabbia e gli elicotteri sopra la testa: momenti semplicemente epici. Umanamente mi ricordo il calore e la festa da parte del pubblico, anche verso noi dilettanti.

6) oltre alla fidanzata (spero)…cosa vi è mancato di più in quei giorni (un piatto, una comodità etc) ?

Qualche centimetro di gamba in più (la moto era altissima); per il resto non avrei voluto essere in nessun altro posto, a fare niente altro che la Dakar.

7) dimmi che la rifarai daiiii ???? Fosse per me mi iscriverei adesso, non vedo l’ora di ricominciare ad allenarmi. C’è solo una insignificante questione di budget di mezzo…

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INTERVISTA A STEFANO RAMPOLLA (il George Clooney di Endurology)

1) da quanto sognavi la tua partecipazione alla dakar e quando hai
capito che il tuo sogno era finalmente diventato realtà?

Corro in moto da quando avevo sedici anni…a quei tempi, dopo Natale, i telegiornali si occupavano della Parigi Dakar. Vedevo ‘sti qua che mi sembrava potessero fare qualsiasi cosa: viaggiare in mezzo al nulla per giorni e notti, riparandosi le moto, dormendo nulla, affrontando ogni difficolta’. Mi sembravano sovrumani. il sogno è nato lì. Mai avrei creduto, un giorno, di poterlo realizzare.

2) quanto e come ti sei allenato per questo incredibile tour de force ?

Non abbastanza.Ho iniziato a giugno affrontando una gara di triathlon (half ironman per l’esattezza): mi è sembrato un pretesto non noioso per allenare il fisico alla resistenza. Poi da fine settembre preparazione specifica in moto (ma non per molto perchè mi sono leso un legamento della mano), corsa e palestra, sotto la guida di un preparatore atletico.
Avendo una vita professionale molto intensa, ho però dedicato a tutto ciò poco tempo e ad orari impossibili: solo al mattino prima dell’ufficio, oltre che nei week end. Mi dò un voto di insufficienza.

3) quanti giorni è durata e quanti km avete fatto ?

14 giorni (con uno di riposo dopo l’ottava tappa) per 8.500 chilometri circa

4) in quanti sete partiti e in quanti siete arrivati ?

su 183 moto partenti ne sono arrivate 125 ..alla fine neanche un’ecatombe quest’anno.

5) dove dormivate?

In tenda…ma avevo un materassino comodissimo !! Il problema è che le ore di sonno son proprio poche e questo impatta in modo devastante sulla lucidità durante la giornata.

6) se ti dico fesh fesh ? catino ? barcane ? raccontami al volo 3
momenti legati a questi 3 “ostacoli”?

Odio il fesh fesh ! Alla quarta tappa quasi ci annegavo dentro…c’è voluto l’aiuto di un altro pilota (Lucchese) per tirarmi fuori dalla piccola tomba che mi ci ero scavato.
Grazie al cielo, non mi sono imbattuto in catini…sai, andando piano come me riesci a evitare di finirci dentro !!
Anche le barcane non mi hanno dato grosse difficoltà.

7) avete riscontrato più spirito di competitività o di solidarietà tra i concorrenti ?! ci sia aiutava o ci si superava facendo ciao ciao con la manina?

Certamente solidarietà, ma entro certi limiti. Se vedi uno fermo ti accerti sempre che non sia nei guai. Ma tutto sommato è una gara…per un amico faresti tutto ma, salvo che si tratti di sicurezza, non è così facile che un pilota accetti di perdere molto tempo per aiutare un altro nel risolvere un problema significativo. Se si tratta di pochi minuti ok…ma se si tratta di perdere, tendenzialmente ti devi arrangiare. Io comunque ho dato e ricevuto aiuto.

8) il momento più bello legato alla gara e quello più bello dal punto di vista umano ?

Domanda difficilissima. Splendida e indimenticabile la partecipazione del pubblico, specie in Argentina, direi….è la cosa che mi ha colpito di più. Qui in Italia se solo metti una ruota in fuoristrada ti guardano tutti storto. Umanamente, il rapporto col mio compagno di avventura Lorenzo Napodano, con cui – per gran parte della gara – ho condiviso davvero tutto…fatica, gioie e dolori.

9) il momento più brutto in cui magari avete pensato di mollare tutto e
cosa vi ha portato a non mollare?

Il mio momento più brutto è stato alla sesta tappa…dopo la caduta che mi ha regalato una brutta botta al polso destro, con gonfiore e dolore che non mi hanno lasciato fino alla fine.
Ma non era una frattura…e dopo un anno di preparazione per farti mollare ci vuole proprio un ostacolo insormontabile. Penso sia così per tutti: non ti viene da dire stop se proprio puoi ancora andare avanti.

10) oltre alla famiglia…cosa vi è mancato di più in quei giorni (un
piatto, una comodità etc) ?

Il sonno, assolutamente; la possibilità di tirare il fiato…riposare un pò.

11) luca viglio è partito con voi ed era sicuramente candidato ad un
buon risultato ! Non lo intervisto perchè in questo momento mi
insulterebbe (hihi), ma se dovessi chiedervi un ricordo legato alla
parte di gara fatta tutti e 3 assieme ??? e quando avete visto la sua
moto senza di lui… come avete vissuto quel momento ?? lo convinciamo a rifarla e tiferemo tutti per lui vero ?!?!

La vista della sua moto in mezzo al nulla ci ha fatto passare dei brutti momenti.
Certamente, poi, proseguire in due anzichè in tre non e’ stata la stessa cosa.
Sono più che certo che l’anno prossimo ci sarà, più in forma che mai; Luca è davvero un ottimo pilota e – se riesce ad evitare i pasticci – è capace di ogni risultato.

12)ultima doverosa domanda ?! le vostri grandi mogli vi hanno sostenuto a distanza e anche da vicino ?! quanto è stato importante per voi il tifo della famiglia e degli amici che vi hanno sostenuto dalla prima all’ultima duna ?!

Supporto fondamentale. Da casa certamente: mia moglie e i miei figli sono stati il primo sostegno. Ma altrettanto importante l’appoggio dei ragazzi di Endurology, che con le loro mail ci hanno fatto sentire in ogni momento la loro vicinanza ed il loro entusiasmo.

Grazie eroi ! Ci avete spesso tenuti col fiato sospeso, ma ci avete anche fatto sognare… TANTO !

 

Barbara

 

 

 

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Via Decembrio e La PASTA fresca di U BARBA

Via Decembrio a Milano: mi ricordo ancora quante volte ho percorso quella strada su e giù con il mio scooter (e’ una strada a senso unico, ma mi piace lo stesso dire “su e giù'”…oookkeyyyyy !?!)

Erano circa 10 anni fa e stavo cercando di capire se volevo o no comprare quel sottotetto da ristrutturare. Avevo vissuto per più di 10 anni in affitto tra la zona fiera e i navigli e ora che volevo comprare…volevo essere sicura che vivere li mi sarebbe piaciuto ! Ci passavo di giorno e di notte…mi guardavo intorno, mi perdevo negli sguardi della gente che incontravo e cercavo di immaginarmeli nelle loro case…magari sarebbero stati i miei nuovi vicini…quelli a cui chiedi il sale o quelli che mandi a remengo perché hanno in cane che abbaia tutti i sabati mattina alle 7 (ah ma prima o poi lo becco !)

Quel vecchio bar della Moka Efti all’inizio di Via Decembrio lo avevo notato subito: era un vecchio bar, ma sapeva di casa…
Sono passati più di 10 anni e il sottotetto e’ diventata casa nostra.
Ci vivo con mio marito e con nostro figlio e sono felice di essermi alla fine innamorata di quella via.
In questi anni sono cambiate tante cose nella nostra zona: tanti nuovi negozi, ristoranti…supermercati !
Anche quel bar non c’è più ! Ora c’è una trattoria genovese… Quella che nostro figlio chiama “il ristorante delle palle”, perché dietro hanno ristrutturato la vecchia bocciofila !
UBARBA e’ per me un angolo di paradiso dove non puoi non sentirti a casa… I gusti, i sapori, i colori, l’arredamento…tutto ti fa sentire parte di una grande famiglia !

 

imageMarco e’ diventato il vicino di casa che avevo sempre sognato…anzi…molto di piu’ !

Non ha un cane che abbaia alle 7 di ogni sabato mattina e il suo sale non mi serve…perché da lui ci andiamo a cena proprio quando non ho voglia di cucinare !

Una sera…ero talmente stanca che oltre a non aver voglia di cucinare non avevo neanche voglia di scendere a cena e lui ?

Cosa ha fatto ?

 

 

Le sue trofie me le ha date appena fatte…da portare a casa…che gioia !

E ci ha dato anche il pesto fresco per condirle !

 

Che profumo ! Bello avere certi vicini !

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Lo so a cosa state pensando…

“Ecco ! La solita PR raccomandata!”.

Ebbene si…quel giorno si !

Ma da poco tempo quella fortuna la possono avere tutti: da U BARBA ora hanno fatto un vero e proprio laboratorio di pasta fresca…e che pasta !

Alla cena della vigilia di Natale, a casa nostra, dopo tutti i complimenti ricevuti…avrei voluto dire che li avevo fatti io quei ravioli ripieni di branzino, ma non riesco a dire le bugie ! UFFA

 Se un giorno volete farmi felice…come regalo…portatemi un pacchetto come questo !

 

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Che dire !?

Anche se il galateo dice che non si dovrebbe dire…

BUON APPETITO !

 

 

U-BARBA Via Decembrio 33 TEL:02.45487032