Il rispetto é fico

Sarebbe bello che noi adulti insegnassimo ai giovani d’oggi che il rispetto é fico.

Sarebbe bello che noi adulti insegnassimo ai giovani d’oggi che non abusare di ció che puó fare male é figo.

Sarebbe bello che noi adulti insegnassimo ai giovani d’oggi che essere gentili è fico

Dal cestino della rabbia alle inutili punizioni, passando per un bell’urlo!

 

Se capovolgete la scritta mamma, in inglese, leggerete “wow”.

Eh sì, perché fare la mamma è davvero how!

Fare la mamma è emozionante!

Fare la mamma è gratificante!

Fare la mamma vuol dire avere la scusa per tornare bambini, e risalire sulle tue giostre preferite senza mai sentirsi troppo vecchie per farlo.

Fare la mamma vuol dire avere la certezza che finalmente qualcuno ti amerà per quello che sei, e per sempre.

Perché i figli ti amano anche quando li sgridi, anche quando li metti in punizione.

Fare la mamma è wow, ma fare la mamma è anche il mestiere più difficile del mondo!

Il problema di quando fai un mestiere complicato, come quello della mamma, è che devi stare al passo con i tempi, e con le nuove scoperte.

Se non ti informi rischi di rimanere indietro, e, se ti va male, rischi anche di fare dei danni, grossi.

Pensate a cosa succederebbe se un falegname dei giorni nostri continuasse a lavorare il legno con la vecchia pialla: otterrebbe un risultato inferiore, e perderebbe tanti soldi.

Con i bambini, a meno che non si parli di Pinocchio, la cosa è sicuramente diversa, ma non fidatevi sempre dell’intuito da mamme, perché sto scoprendo che le cose sono ben diverse da quello che sembrano.

Ho appena finito di leggere un bellissimo libro intitolato “Urlare non serve a nulla”, scritto da Daniele Novara.

Non avrei potuto non comprare un libro con un titolo del genere.

Trovatemi una mamma che non urla mai!

Trovatemi una mamma che appena finito di urlare non si faccia prendere dai sensi di colpa!

Beh! Io urlo spesso, e subito dopo vengo colta dai crampi di colpa, altro che sensi.

Ho letto quel libro tutto d’un fiato, e ci ho trovato un sacco di cose interessanti: intanto ho capito che davvero urlare non serve a nulla, e poi ho scoperto che anche le punizioni non servono a nulla.

Avete mai sentito parlare del cestino della rabbia?

Andiamo con ordine che l’è megl

1) URLARE

Sembra che le urla e le minacce punitive minino il senso di fiducia e contribuiscano a rafforzare, nei bambini, comportamenti  problematici.

Di solito non è il genitore violento che urla, ma, al contrario, il genitore che vorrebbe essere “morbido”.

Quando il figlio non fa quello che il genitore vorrebbe, allora ecco nascere un conflitto che, quasi sempre, sfocia nelle urla, a volte quasi senza accorgersene.

Il genitore che urla altro non fa che dimostrare la sua debolezza.

Invece di urlare sarebbe più utile chiarire bene quali sono le regole, e farle rispettare.

Ovviamente ho cercato di semplificare l’argomento come potevo, ma ovviamente non finisce qui.

Il libro ti offre delle alternative comportamentali da usare al posto delle urla, e vi assicuro che ci sto provando, e funziona.

Devo ammettere che già solo leggendo che il genitore che urla mostra al figlio la sua debolezza, qualcosa in me è cambiato: “Debole io?!?

Adesso glielo faccio vedere io a Danny che io non sono debole!”

Ed è stato a quel punto che ho iniziato a dirgli le cose a bassa voce, guardandolo seria seria e dritto dritto negli occhi, e lui ha capito.

2) LE PUNIZIONI

Quante volte avrò detto a Danny: “O fai i compiti o ti tolgo l’ipad per 2 giorni!” ???
Boh, avrò perso il conto.

E dopo averlo lasciato senza ipad per 2 giorni, secondo voi la volta dopo ha fatto i compiti senza fare storie? Ma quando mai!

Quando ti ritrovi con la pancia inizi a chiederti che tipo di mamma sarai, e, soprattutto, se sarai in grado di essere una buona mamma.

E allora la tua memoria va indietro, ti ricordi di cosa succedeva quando eri tu la figlia, e ti dici che forse basterà rifare quello che hanno fatto con te…

Ma ne sono passati di anni, e forse con gli anni anche qualche sbaglio.

Oggi privare un bambino dell’uso dei giochi elettronici per 48 ore non dovrebbe essere una punizione, ma un gesto educativo.

Oggi costringere un figlio ad apparecchiare la tavola perché ha preso una nota a scuola non dovrebbe essere una punzione, ma una cosa buona e giusta.

Se un bambino fa qualcosa di sbagliato forse vale più la pena rispiegargli le regole, per essere sicuro che le abbia capite bene.

Spesso noi genitori non siamo molto chiari, ed è normale che i bambini entrino in confusione.

Come quando li portiamo al parco e urliamo loro “Corri, ma non sudare!

Come si fa a correre senza sudare?!?!?

Se i nostri figli la mattina non vogliono vestirsi da soli perché si perdono nel loro armadio, invece di sgridarli, o metterli in punizione, provate a preparare assieme a loro i vestiti la sera, prima di andare a dormire, e la mattina fate una gara per vedere chi si veste prima!

E se qualcuno finisse lo stesso per arrabbiarsi?

3) CESTINO DELLA RABBIA

Ecco un’altra cosa molto intelligente che ho imparato leggendo il libro di cui vi parlavo prima.

Si prende la confezione di un panettone, un cestino, o una grande scatola, la si da al figlio e gli si chiede, innanzitutto, di personalizzarla con scritte, adesivi etc etc

E poi? E poi gli si spiega che quello, da oggi in poi, sarà il cestino della rabbia.

A volte, anche a scuola, succede qualcosa che fa arrabbiare i nostri figli, ma magari per vergogna, o per semplice dimenticanza, alla cosa non viene data la giusta importanza, e rimane lì, nei ricordi che non svaniscono.

Da oggi in poi in quel cestino finiranno tutte le cose che li fanno arrabbiare!

Un compagno li ha presi in giro perché durante la lezione di coro, secondo qualcuno, lui non cantava abbastanza forte?!

Lo scriviamo su un foglietto, accartocciamo il foglietto e lo buttiamo nel cestino.

C’è un gioco che non ci riesce mai e ci fa arrabbiare? E anche il gioco finisce nel cestino.

E il cestino rimane lì, senza essere svuotato, per dare modo ai bambini di recuperare quello che un giorno non li farà più arrabbiare.

Bello questo libro!

Bello scoprire che anche nel mestiere della mamma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

Adesso la mia domanda è: secondo voi il cestino della rabbia potrebbe funzionare anche per noi grandi?

E, se la risposta è “sì”, sapete dirmi dove posso trovare un cestino abbastanza grande da poter contenere mio marito?!

Ahahahahahahahhahahahahha

Besos

Barbara

 

Le paure che non fanno crescere

 
 
Ieri sera un’amica, maestra di asilo, mi raccontava di alcuni bambini che, all’ultimo anno (circa 5 anni), bevono ancora tenendo il bicchiere con due mani.
Molti dei bambini che a scuola bevono dal bicchiere con due mani, sono gli stessi che la mattina bevono ancora il latte dal biberon.
Quante volte le piccole paure di noi mamme impediscono ai nostri figli di crescere?!
“Se gli faccio bere il latte con la tazza…di sicuro me lo versa sul divano”.
“Se gli dico di vestirsi da solo…sicuramente facciamo tardi a scuola, e poi io devo correre per non fare tardi al lavoro”.
“Se gli dico di tagliarsi la carne da solo…sicuramente si fa male o, come minimo, un pezzo di carne volerà sul pavimento e mi toccherà buttarlo”
A meno che non diate a vostro figlio un coltello di quelli che si usano per fare i sushi, a vostro figlio non succederà niente di grave (i cerotti esistono per quello); voi arriverete in ufficio due minuti in ritardo, ma non verrete di certo licenziate per quello, e una macchia di latte dal divano si smacchia facilmente.
Non voglio fare la maestrina perché vi assicuro che, un giorno sì, e uno anche, ho anche io ho la mia lista personale di “mea culpa”.
Diciamo che sto scrivendo come se fosse una sorta di terapia di autoconvicimento, ops.
E’ da quando Danny ha imparato a camminare che compro solo scarpe con lo scratch per evitare di dover perdere il mio tempo ad insegnargli a come si fa un fiocco con i lacci, ma ad un certo punto tocca arrendersi, e più tardi lo lo si fa e più difficile diventa.
Ad un certo punto avevo davvero perso la pazienza, ma, per fortuna, è arrivato in soccorso papi.
Ci sono paure piccole e paure più grandi, ma quello che è sicuro è che le paure non fanno crescere.
E’ giusto stare attenti ai nostri figli e cercare di fare il possibile perché non si facciano male, fuori e dentro, ma bisogna anche imparare a fare i conti con le nostre paure, e lasciarli fare.
Stamattina ho svegliato Danny con il solito bacino e a quel punto lui ha aperto gli occhi e la prima cosa che mi ha detto, con un sorriso milleottantordici denti, è stata: “Mamma possiamo andare a scuola in bici!?”
A scuola in bici???
Lo avevamo già fatto una volta, ma era un venerdì in cui in molti erano via per non ricordo quale ponte, e le strade erano deserte.
Per andare da casa nostra a scuola in bici (io sulla mia, e lui sulla sua) ci vogliono circa 10 minuti.
Si può fare un pezzo di strada andando pian pianino sul marciapiede (lo so che non si potrebbe, ma abbiate pietà di una mamma apprensiva), ma poi bisogna fare un bel pezzo per strada e bisogna anche attraversare Viale Umbria (sempre molto trafficata).
Ho avuto la tentazione di rispondere che era tardi e che sarebbe stato meglio andare in scoter come sempre, ma poi ho guardato l’ora…
Erano le 7.30 ed avevamo tutto il tempo del mondo per mangiarci le nostra uova strapazzate, bere il nostro frullato alla frutta, vestirci e andare a scuola in bici.
Perché privare mio figlio di una gioia così grande per colpa di una mia paura?
Ci sono mamme che non permettono ai loro figli di andare in bici in città e quindi le bici diventano il gioco dell’estate, al mare, o in campagna.
Ma vicino alla scuola di Danny c’è il Parco Marinai di Italia, e dopo scuola Danny si diverte così tanto a girarsi il parco in lungo e in largo con la sua bici…
Care mamme, stringiamo i denti e cerchiamo di soffocare qualcuna delle nostre paure.
Facciamolo per la gioia dei nostri figli.
Non teniamoli dentro una campana di vetro perché tanto nella vita dovranno soffrire per forza, come è successo, e come succederà ancora, anche a noi.
Facciamoli cadere, ma insegnano loro a rialzarsi.
Spaventiamoli raccontando loro che ci sono persone cattive che non vogliono bene agli animali e che, a volte, fanno anche male ai bambini, ma raccontiamo loro che ci sono anche tante persone buone che sanno amare davvero, e che passano la loro vita ad aiutare chi ne ha bisogno, chi è meno fortunato di noi.
Se ripenso a stamattina e alle macchine che sfrecciavano accanto a noiche paura!
Ma poi riguardo questa foto che gli ho scattato mentre eravamo fermi ad un semaforo, guardo il suo sorriso, e la paura diventa solo un lontano ricordo.
Se però il caro Sindaco si decidesse a fare qualche pista ciclabile in piùnoi mamme saremmo di certo più felici!
Vero mamme?!?!?!?
Barbara 

Sante stelline

 
Quando ero incinta passavo le serate a guardare le puntate americane di S.O.S. Tata.
Non ero ancora diventata mamma, ma mi era già scattata l’ansia da prestazione.
Una delle cose che mi era piaciuta di più era una lavagna magnetica dove ogni volta che un bambino faceva qualcosa di buono, la mamma gli attaccava una stellina, come premio.
Quella lavagna l’avevo anche trovata, durante un viaggio negli Stati Uniti che ci siamo regalati suo papà ed io, da soli, quando Danny aveva solo pochi mesi, ma era un po’ grandina e quindi quando ho guardato prima lei e poi mio marito, sono stata fulminata da uno sguardo inceneritore.
E intanto Daniele è cresciuto, ma non è cresciuta la sua voglia di dare una mano, in casa.
Quale bambino apparecchia la tavola se in cambio non ottiene qualcosa?
Quale bambino dovrebbe decidere di mettere in ordine tutti i suoi giochi se nessuno gli garantisce che Babbo Natale arriverà in anticipo e che in cambio gli porterà un fantastico camion radiocomandato con almeno 10 sirene incorporate?
Per non parlare del fatto che se un bambino ha una mamma con le mani bucate, che adora viziarlo e comprargli qualsiasi cavolata, è normale che questo alla fine si aspetti sempre un regalino, e che per lui tardi ad arrivare quello che è il senso del denaro.
Aiutooooooooo!
Mea culpaaa, lo so, lo ammetto: sono colpevole!
Alla sua ventesima richiesta, che io avrei dovuto trasmettere a Babbo Natale, sono andata dalla sua maestra (Santa Emanuela) e le ho chiesto un consiglio su come avrei potuto far capire a Daniele che Babbo Natale non ha i soldi che gli escono dalle orecchie.
“Fai in modo che i suoi soldini se li guadagni, e lascia che si compri qualcosa con i suoi soldini”
Ma come avevo fatto a non pensarci prima!
In effetti il suo salvadanaio è pieno proprio perché non è stato mai svuotato.
Certo è che se Danny riesce sempre a racimolare le monetine a destra e sinistra da mamma, papà e nonne, senza far nulla per meritarsele, poco sarebbe cambiato.
E non potendolo ancora mandare a lavorare per guadagnarsi i suoi soldini…
Ecco che la mia memoria ha fatto un salto indietro negli anni, ed è tornata a quella bellissima lavagna magnetica e alle stelline premio.
Basta! Avevo deciso che quella lavagna l’avrei costruita io e che gli avrei attaccato una stellina tutte le volte che:
1) si sarebbe lavato bene i denti
2) si sarebbe spazzolato i capelli (deve avere degli antenati africani perché odia pettinarsi e se non cambia, finirà con l’andare in giro con i dreads)
3) avrebbe apparecchiato la tavola
4) avrebbe messo a posto i suoi giochi
5) avrebbe chiesto perfavore e detto grazie
etc etc etc
Ero a caccia del materiale per fare il tutto, quando un giorno entro da Imaginarium a chiedere se per caso avessero delle calamite fatte a stella, e cosa trovo?
La lavagnaaaaaaaaaaaa
Immaginate la faccia di Danny quando tra i regali di Babbo Natale ha trovato anche quella, e quando gli ho spiegato cosa fosse e ho confessato che ero stata io a chiederla al signore di rosso vestito.
Beh, che dire?!
Stiamo usando la lavagna da circa una settimana e Danny spesso mi chiede se può apparecchiare lui la tavola, mette a posto i giochi e la sera vuole spazzolarsi.
Gli ho promesso che ogni 5 stelline avrà una monetina e che se alla fine della settimana avrà raccolto più di 20 stelline, avrà un piccolo regalino.
Per i regali più importanti dovrà pensarci lui svuotando il suo salvadanaio.
Sante stelline e santa maestra.
Ora sì che mi sento meno in colpa ad essere una mamma con le mani bucate.
Quasi quasi faccio un salto a comprare qualche piccolo regalino giusto per essere pronta!
Ahahahahahahahahahahahahahah
Barbara
PS: quasi quasi ora mi invento una lavagna anche per il marito! Chissà che premio potrei dare a lui… mumble mumble…
 
 

Oggi parliamo di cavalleria!

 
Ho scelto il cavallo di Pippi perché se devo pensare alla cavalleria dei giorni d’oggi, il cavallo di Pippi la rappresenta benissimo: è buffo, a volte fa ridere e non è proprio quello che ci si aspetterebbe, decisamente no!
Cari uomini, ok che la donna si è emancipata, ok che forse se oggi uno prova a scippare una donna per strada, è più facile che si porti a casa un bel ceffone piuttosto che un portafoglio, ma un pò di cavalleria lasciatecela dai!!!
Vi assicuro che anche a quelle donne che sembra che non abbiamo bisogno di niente e di nessuno (ne conosco benissimo una che vedo tutte le mattine allo specchio), fa piacere un pò di cavalleria.
Non dico che si debbano rispettare tutte le duemila regole che una volta prevedeva il galateo, ma qualcosina sì dai.
Per strada un uomo dovrebbe fare camminare la sua donna sul marciapiede verso l’interno in modo da tenerla lontana da eventuali scippatori? Di questo ne ho appena parlato e direi che non è più così indispensabile, ma, visto che non è così complicato, si può fare dai!
Salendo le scale l’uomo dovrebbe far camminare la donna davanti a lui così se dovesse cadere può prenderla? Certo è che se la donna pesa più del fidanzato, rischia di travolgere anche lui. Diciamo che questa bisognerebbe rivederla a seconda dei casi.
L’uomo dovrebbe aprire la portiera dell’auto per far salire la sua donna? O lo fate sempre o non o fate mai. Purtroppo è pieno di uomini che lo fanno fino a che non gliela danno e quando gliel’hanno data, non lo fanno più.
La cavalleria non deve essere un mezzo utile a farsela dare prima, ma un modus vivendi che rimanga nel tempo, fin che morte non vi separi.
Ieri stavo scendendo le scale della palestra per andare negli spogliatoi a cambiarmi ed ero anche un pò di fretta. Siccome le scale sono strette, speravo che i due uomini che stavano salendo si sarebbero gentilmente fermati e “appiattiti” contro il muro per farmi passare.
Ma quando mai! Hanno gonfiato i pettorali e sentendosi forse pure un paio di centimetri più alti, hanno continuato la loro risalita senza batter ciglio e costringendo me a passare rasente alla parete.
Grazie, mi sono commossa per l’immensa gentilezza.
E purtroppo succede sempre più spesso: quando attraverso la strada sulle strisce; quando mi superano di corsa, mentre mi avvio verso il banco dei formaggi del supermercato, per  prendere il numerino prima di te; quando sono in bici ad un incrocio e non mi danno la precedenza neanche quando la avrei.
Ma fatemi capire: vi sta sui maroni che ora anche molte di noi lavorano e portano a casa lo stipendio?
Non ci versate più vino e acqua a tavola perché volete eliminarci,  facendoci morire di sete?
Avete capito che ve la daremmo comunque al terzo appuntamento, anche se non ci aprite la portiera?
Io so solo che se noi donne, anche se lavoriamo e siamo sempre di corsa, la sera dobbiamo comunque farvi trovare la cena pronta e la casa pulita, allora voi, cari uomini, sappiate che a noi donne piace ancora tanto quando gli altri uomini ci fanno passare prima e il nostro continua a coccolarci e a farci sentire donna anche quando gliela abbiamo già data.
Dovete mettervi in testa che l’emancipazione della donna non ha tolto il potere agli uomini, ma ha solo dato un pò di indipendenza in più a noi donne.
Vogliateci sempre bene e coccolateci ancora che ne abbiamo tutte tanto bisogno.
Smack
Barbara

“Diario di bordo in ciabatte”: com’è difficile fare i genitori

Fare i genitori è sempre difficile, ma in vacanza è ancora più difficile.
Durante l’anno la mattina i bimbi vanno a scuola e per circa mezza giornata, se non di più, noi siamo liberi!
Liberi di lavorare, liberi di stare al telefono o al computer senza una cozza attaccata alla gamba che ti fa mille domande mentre tu stai cercando di risolvere mille problemi.
Ma in vacanza!?
In vacanza non si è liberi, mai.
Ecco perché quest’anno abbiamo deciso per la crociera: non abbiamo una babysitter fissa e quindi un bel kinder a bordo, compreso nel prezzo, ci sembrava un’ottima idea.
Lui va al kinder e noi in palestra.
Lui va al kinder e noi ci facciamo una sauna e un bagno turco.
Lui va al kinder e noi ci facciamo una bella cenetta romantica.
Ecco, appunto…
Peccato che nel kinder di questa nave non parlino italiano, come invece ci avevano garantito, e quindi Danny, una volta sì è una volta anche, fa dei capricci incredibili per andarci e poi li stessi li fa quando andiamo a riprenderlo perché a quel punto si sta divertendo e non vuole più uscire, argh!
Ieri sera il mio maritino ed io avevamo prenotato una cena romantica in un ristorante di carne della “paiura” (traduzione: ottimo).
Abbiamo fatto mangiare Danny alle 19.30 con il suo nuovo amichetto italiano conosciuto al kinder e poi lì lo abbiamo portato.
Scene di pianto e urla da capriccio estremo!
Mi è saltato il nervo e non ci ho più visto.
Gli ho urlato dietro che non lo sopportavo più, che il giorno dopo non sarebbe entrato in piscina e chi più ne ha più ne metta.
Lo abbiamo messo a letto alle 20.30 e alle 20.35 dormiva.
A quel punto mi sono sentita una schifezza: quella sera Danny aveva fatto mille capricci perché era stanco morto e se era arrivato a quel punto era anche per colpa nostra: non mi sarei dovuta arrabbiare così tanto.
Trovo sia giusto arrabbiarsi per normali capricci, ma se i capricci sono una conseguenza della stanchezza, allora bisogna prima chiedersi di chi sia la responsabilità di quella stanchezza.
Danny normalmente cena alle 19.30 e va a nanna entro le 21, ma da quando siamo in crociera sta facendo orari parecchio diversi e di giorno, se si scende dalla nave, si va in giro, si cammina e si sta sotto il sole per ore.
Ieri a Santorini tra salite e discese con asini e escursioni in quod, siamo stati in giro 6 ore.
Era normale che ieri sera sarebbe stato stravolto e io, da brava mamma, avrei dovuto immaginarlo e metterlo a letto presto e invece brava non lo sono stata e ho voluto strafare prendendomela poi con lui.
Per fortuna il mio maritino, che nonostante i capricci è riuscito a restare più lucido, ha avuto la bella idea di andare al buffet a prenderci un vassoio con la cena e ci cenare noi due nel balcone della nostra camera mentre Danny dormiva dentro: serata recuperata e anche molto piacevolmente.
Per fortuna sbagliando si impara e quindi ora tiro un paio di testate al muro, gli chiedo scusa e mi rimetto in carreggiata.
Ora ce ne andiamo in piscina.
Oggi giornata in navigazione e domani Napoli.
Pizza, pizzaaaaaaa
Barbara

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Quando i complimenti valgono di più delle punizioni

 
Quando si è in vacanza con i nostri figli le giornate sembrano più lunghe, molto più lunghe.
A volte si vivono momenti così diversi da loro che quando la sera si ripensa a quello che è successo nell’arco della giornata…sembra che dall’inizio di quell’altalena di emozioni sia trascorsa una settimana e non poco più di 12 ore.
Lui che si sveglia prima di te e ti tira giù dal letto? E via col primo giramento di maroni
La colazione pronta e lui che dopo la terza chiamata non arriva? E via col secondo giramento di maroni e con la prima urlata della giornata.
Lui che arriva in spiaggia e si insabbia prima ancora che tu possa spalmargli la crema protettiva? E risuona nell’etere la prima “righiata” di specie umana femminile.
Lui che anche se tu non ne puoi più di stare in acqua ed inizi ad avere freddo, non ne vuol sapere di uscire dal mare e di parcheggiare quella cavolo di tavoletta da surf almeno per la durata di un pranzo veloce? Ed ecco che scatta la seconda urlata della giornata.
Lui che non vuole più fare la sua prima lezione di tennis perchè dice che a tennis non ci sa giocare? E allora cerchi di spiegargli che è proprio per quello che si prendono le lezionioni e poi lo guardi e ti viene voglia di chiedergli se oggi ce l’ha con te o se è proprio strunz e basta, ma stai zitta e mandi giù.
tennisfotoPoi inizia la lezione, lo vedi che, tra un colpo a vuoto e l’altro, colpisce le sue prime palle, senti Federico, il maestro, che gli fa i complimenti quando lui colpisce, vedi che dopo quegli elogi lui si impegna, sempre di più.
Vedi che sorride felice e a quel punto capisci…
I bambini, specialmente negli anni della prima infanzia, vivono molto intensamente la relazione con i propri genitori e hanno un forte bisogno di sentirsi apprezzati ed amati.
Ecco perché dovremmo imparare a punire meno ed elogiare di più.
Tempo fa leggevo di un dibattito, aperto dal Wall Street Journal, in cui si diceva che più si elogiano i figli e più aumentano i comportamenti “buoni”.
Si diceva che gli elogi devono essere accompagnati anche da gesti fisici, come l’abbraccio, per stabilire o rinsaldare il rapporto tra genitori e figli.
In quel dibattito qualcuno sosteneva che le punizioni rendono aggressivi.
Sembra infatti che uno studio fatto su ragazzi con comportamenti violenti e conflittuali abbia rivelato che questi ragazzi da piccoli avevano spesso ricevuto sculacciate.
Gli stessi che sostenevano ciò, sostenevano anche che cercare di fare ragionare i ragazzi spiegando solo verbalmente le cose servisse poco come poco servono gli adulti sui pacchetti di sigarette.
Si sosteneva quindi che le punizioni servono, ma che non debbano essere né corporali né legate a divieti come non guardare la televisione o non giocare con il computer.
La punzione deve essere una cosa educativa che non deve mortificare, ma deve aiutare a crescere.
Se per esempio il bambino fa i capricci perchè non vuole mai aiutare in cucina, allora vada per un bel corso di cucina che appassioni il bambino.
Spesso certi capricci fatti e certi “no” detti, derivano da una speranza del bambino di potersi affrancare e crescere e quindi il dovere di noi genitori forse è proprio quello di cercare di capire cosa i nostri figli ci stanno chiedendo con il loro atteggiamento di sfida.
Quindi ok ai castighi, ma che siano intelligenti.
So bene che la reazione più spontanea a certi comportamenti e a certi capricci sono le sgridate, le urla e le eterne spiegazioni.
Sono mamma anche io e vi assicuro che mi arrabbio spesso e che quando succede a volte mi sentono anche i vicini, ma putroppo a volte insistere sui danni e sulle colpe suscita l’aumento della rabbia e dell’opposizione dei nostri figli.
Oggi ho avuto l’ennesima conferma che è molto meglio approvare i comportamenti corretti che stare sempre lì a criticare quelli sbagliati.
I notri figli hanno bisogno delle nostre approvazioni e dei nostri complimenti.
Non dico di non sgridarli più, per carità, ma magari ricordiamoci un pò più spesso di far notare loro anche quando sono stati bravi e facciamolo con dei begli abbracci.
Barbara

P.S.: è stata davvero un’emozione vederlo tirare le sue prime palline nello stesso campo in cui presi anche io e mie prime lezioni di tennis più di 30 anni fa…

Un bel bagno dopo la prima lezione di tennis

Un bel bagno dopo la prima lezione di tennis

 

Tanti abbracci utili e importanti

Tanti abbracci utili e importanti

 

Galateo on the beach

 
Perdindirindina, ma è proprio così difficile rispettare un paio di regole semplici e direi anche parecchio intuitive?!
Non credo serva chiamarsi Albert (quello famoso faceva “Einstein” di cognome) per capire che certe cose sarebbe meglio non farle, azz.
Sono con Danny boy a Venezia da mia mamma e quindi ci capita di andare in spiaggia.
Abbiamo la fortuna  di poter usufruire di una capanna, della nonna e delle sue amiche, che si trova in una spiaggia direi bellina e ben frequentata eppure anche lì si vedono e si sentono cose che non si vorrebbero vedere e sentire.
Ok, sono una rompiballe cosmica di quelle della peggior razza ossia di quella delle “precisine senza scampo”, ma certe cose nooo daiii!
Tagliamo la testa al toro e partiamo subito subito con una lista facile facile e veloce veloce (si capisce che trovo le che le ripetizioni rafforzino i concetti più dei superlativi?!).
Se questo elenco dovesse toccarvi nel profondo, allora vorrà dire che potete ancora migliorare (mettiamola così).
1) FUMO: se proprio vi viene voglia di fumare in spiaggia, fatelo pure, ma lontano dagli altri.
Anche se siete all’aperto, il fumo può dar fastidio a chi vi sta vicino, specialmente se si tratta di bambini o se il fumo è quello di un sigaro.
Ed evitate di lasciare i mozziconi nella sabbia: basta una bottiglietta vuota oppure li spegnete e poi li buttate dove cavolo volete.
2) SPAZZATURA: ciò che siete voi a produrre sarete voi a dover portare via.
A meno che non siate così fortunati da avere una filippina così fissa, ma così fissa che possa seguirvi anche in spiaggia, nessuno passerà a raccogliere le bottigliette vuote o le altre cose che avrete lasciato nel pezzo di sabbia dove avrete trascorso il vostro tempo libero.
3) PULIZIE CORPORALI: capisco benissimo che i granelli di sabbia nelle parti intime possano dar fastidio perchè vi assicuro che capita anche a me di ritrovarmi interi secchi di sabbia nel costume, ma vi consiglio di guardarvi attorno e di assicurarvi che nessuno vi stia osservando, prima di iniziare le profonde pulizie con mano a cucchiaino, non è chic.
4) CAMBIO COSTUME: i bambini posso farlo anche all’aria aperta, ma i grandi sarebbe meglio lo facessero in capanna.
Ho visto donne uscire dalla capanna senza il reggiseno per poter sfoggiare le loro tette nuove prima di doverle ricoprire.
Ma non sarebbe meglio scegliere una spiaggia dove il topless sia cosa e buona giusta? 
E poi se volete proprio rifarvi il seno, fatelo quando il resto del corpo possa sembrare ancora lo stesso di cui fanno parte anche le tette in questione.
Due meloni rigidi sopra un piatto di burata…stonano.
5) VOLUMI: se il bambino è in acqua ed è pronto il pranzo o è il momento di interrompere quel lungo bagno, non mi sembra utile ed educato comunicarlo a tutta la spiaggia urlando come se qualche inutile squadra di seria A avesse vinto lo scudetto: “LUCAAAAAAAAAA VUOI USCIRE DALL’ACQUA E VENIRE IN CAPANNA A MANGIARE LA TUA INSALATA DI RISOOOOOOO”.
Se Luca è ancora in acqua e le sue mani sembrano quelle della sua bisnonna non ce ne po’ fregà de meno e se oggi sei stata una mamma così brava che ti sei svegliata alle 5 e gli hai fatto anche una bella insalata di riso anni ’80, è un problema tuo.
Alza quelle chiappe e avvicinati a tuo figlio invece di fare la mamma dall’ugola d’oro.
Io oggi, per esempio, non ho preparato un tubo da mangiare.
Quando Danny dovrà uscire dall’acqua lo capirà da un mio semplice cenno della mano e se avrà fame andremo al bar e mangeremo un panino, tiè.
6) ABBIGLIAMENTO: caro maschio italiano, lo so che il boxer non è il massimo per l’abbronzatura e che lo slip sarebbe molto meglio, ma fattene una ragione: si nun c’hai er fisico, lascia stare.
Cara donna italiana, so che ormai in commercio ci sono dei costumi pazzeschi tutti tempestati di brillanti che ti mettono di buon umore solo a guardarli, ma prima di comprarli vedi di provarli e di guardarti allo specchio assieme a loro, indossandoli.
Se non avete il fisico di Elle Macpherson, tenete a freno la fantasia e andate sul classico che non si sbaglia mai.
7) PROTEZIONE: è possibile che ci sia ancora gente che si ostini a non volere usare la crema protettiva perchè pensa che con quella non ci si abbronzi?
Con la crema protettiva la sera la pelle non scotta e la mattina dopo ci si sveglia più abbronzati del giorno prima, ma senza strane chiazze, bolle o eritemi.
Il colore che otterrete durerà molto più a lungo e non recherete danni esagerati alla vostra pelle.
Ma non vi sentite ridicoli a girare con quelle facce viola e con quelle schiene in fiamme?
E poi se non vi piace il segno del costume, evitate di girare con spalline abbassate e lembi di carne che fuoriescono da ogni angolo, ma compratevi dei bei costumi a fascia che ormai ce ne sono a bizzeffe.
Per finire ecco un paio di cosucce che personalmente mi urtano parecchio se indossate dagli uomini:
a) Infradito di gomma: concesse al massimo per andare a fare la doccia.
b) Cerchietto o fascia nei capelli: mi disturba meno una fronte abbronzata col segno del ciuffo.
c) Moto d’acqua: se fai casino, se acceleri e se fai numeri da circo vicino alla riva, non si allunga il pisello a te, ma spacchi i maroni agli altri.
Buone vacanze.
Barbara

E’ sempre e solo una questione di modi…e che cavolo !

Premetto che sono permalosa, molto permalosa, ma vi assicuro che se uno mi fa una critica costruttiva…non mi offendo, anzi.

E’ sempre e solo una questione di modi. Lo dico sempre anche a mio marito, che è un po’ “burbero”. Se sai che sono permalosa, cerca di dirmi le cose in maniera un pò più gentile no?!

Vabbè… ma non è di mio marito che voglio parlare ora.

Oggi ero in palestra (non ci andavo da ben 10 giorni e i sensi di colpa stavano invadendo le mie più profonde viscere), ma non ero preparata ad un incontro di box, anche se un cazzotto…lo avrei dato volentieri!

Ero al bar a bere il mio solito caffè al ginseng prima del corso di indoor walking, quando arriva una ragazza che non vedevo da un po’.

Viene dritta da me al bar e, salutandomi a malapena, mi dice “Cos’è questo sito che hai aperto con la scarpa?” e io, che avevo in mano gli adesivi freschi freschi di stampa, gliene porgo uno sorridendo e le rispondo “E’ un blog, questo!”, e le indico l’adesivo che le stavo offrendo. Lo ha rifiutato addirittura indietreggiando. Neanche avessi avuto in mano un uovo marcio pronto da spalmarle sulla maglietta (sarebbe stato divertente).

A quel punto ci rimango male e incuriosita le chiedo gentilmente “Cosa c’è che non ti piace?!”. Non pretendo di piacere a tutti anzi…se però le persone condividessero con me i loro pensieri, le critiche potrebbero essere per me utili e costruttive. E invece? E invece la ragazza, alla mia domanda, mi ha guardato schifata, si è girata e se ne è andata senza neanche salutare.

Per dindirindina ! Ok, le “blogger” sono figure nuove che si stanno moltiplicando a vista d’occhio e a volte possono dare fastidio a qualcuno. Una mattina ci svegliamo e ci improvvisiamo “scrittrici” e/o “giornaliste” quando non siamo né una né l’altra, ma attenzione… Innanzitutto nessuno vi obbliga a leggerci e poi sappiate che, per molte di noi, tenere un blog non è una passeggiata, ma un vero sbattimento.

La sottoscritta, per esempio, nonostante il cognome doppio, non può permettersi nessuno che la aiuti se non un marito che lo ha fatto all’inizio e gratis. Faccio tutto da sola e passo come minimo 3/4 ore al giorno a scrivere, correggere, modificare foto e caricare il tutto quindi, please…un pò di rispetto.

Trovare il tempo per fare la mamma, la casalinga, la moglie, seguire il mio lavoro di pr e ora anche il blog, vi assicuro che non è una passeggiata, ma tutto ciò che faccio mi da tante soddisfazioni e la gioia e l’entusiasmo sono il carburante della mia vita quindi…non mi lamento, mai.

Sono ben accette le critiche se queste possono essere costruttive, ma la maleducazione no…meglio il silenzio !

E ve lo dico col sorriso, non vale neanche la pena prendersela per certe cose.

Grazie

“Fate la nanna”: quando mi arrivò la polizia in casa…

Se tornate a Milano ad agosto e vostro figlio piange…chiudete sempre le finestre o rischierete di ritrovarvi la polizia in casa.

Come ho più spesso raccontato, sono una mamma giocherellona e complice, ma sono anche una mamma un pò tedesca che dopo aver partorito, ha scoperto di amare le regole. Sono stata una delle ultime tra amiche e conoscenti a fare un figlio quindi ho raccolto numerosi consigli qua e là: uno di questi fu quello di leggere il libro “Fate la nanna” e di farlo diventare la mia Bibbia.

Ho letto “Fate la nanna” quando ero ancora incinta e lo ho imparato a memoria. Daniele è nato il 15/11/2007 e a febbraio già dormiva da solo sia la notte che il pomeriggio. Niente pianti, niente giri dell’isolato nel passeggino ne tantomeno in macchina. Culla/lettino nanna, da solo, sempre.

fatelanannatabellafoto“Fate la nanna” è un libricino di 114 pagine scritto da Eduard Estivill e Sylvia de Béjar entrambe esperti dei disturbi del sonno. Per riassumerlo in poche parole, questo libro dice che i bambini, fino all’età di 5 anni al massimo (se non lo fate entro i 5 siete spacciati) vanno educati a dormire da soli, ma ciò va fatto in modo che questi non arrivino ad avere paura di essere abbandonati. Un giorno sono uscita a fare un paio di ore di restauro (ceretta, mani, piedi etc) , Daniele era piccolo e lo ho lasciato con il suo papà. Non ne voleva sapere di dormire e continuava a piangere. Mio marito alla fine lo ha lasciato piangere fino a che Daniele è crollato secco nella sua culla. Capita a tutti di fare così e se lo si fa una volta ogni tanto non succede nulla, ma se capita spesso… il bimbo finirà con l’aver paura dell’abbandono. “Io piango e nessuno arriva! Mi hanno abbandonato” e rischia di diventare da grande il classico bimbo/cozza. Se invece quando il neonato/bambino piange noi, ogni tanto, entriamo e con una vocina dolce e rassicurante gli diciamo che la mamma c’è e che gli vuole bene e usciamo di nuovo, allora le cose cambiano. Lui saprà che ci siamo, ma che non è detto che tutte le volte che piange arriveremo di corsa nella sua stanzetta.

A pagina 66 del libro c’è lo schema che vedete qui sopra e che spiega giorno per giorno quanti minuti lo devi fare piangere tutte le volte che riesci dalla stanza. Il primo giorno prima 1 minuto poi 3 poi 5, 5, 5 etc fino a che non crolla, il secondo giorno 3, 5, 7, 7, 7 e via così. 

fatelanannalibrofotoVi assicuro che se fate “l’addestramento” bene, bene senza farvi fregare dal pianto ruffiano del vostro bambino, in 4 massimo 5 giorni avrete il risultato desiderato. Peccato che nel libro ci sia scritto che a volte i bimbi piangono così forte che si rischia l’arrivo della polizia e ovviamente… a me è successo!

Era l’agosto del 2008. “L’addestramento”  lo avevo già fatto con ottimi risultati a febbraio (lo chiamo così perchè quando ti metti in salotto con il timer della cucina in mano e ogni 1, 3, 5 minuti, al drin, torni in camera del tuo cucciolo e gli parli con amore mentre lui urla come se fosse l’esorcista…sembra  davvero un addestramento). Ad agosto, al ritorno dalle vacanze passate un pò qui e un pò li cambiando case e letti ogni settimana, Daniele aveva bisogno di un mini addestramento come richiamino e così ho fatto.

Peccato che fosse il 24 agosto, che Milano era deserta e silenziosa e che la vicina di casa non fosse proprio sana di mente. Quel giorno ho fatto piangere Daniele 8 minuti alle 14 prima del riposino del pomeriggio e 9 minuti alle 20 prima della nanna lunga. Ero in casa con un’amica e i suoi due figli, i mariti erano usciti a prendere le pizze (ovviamente dimenticando entrambe i telefonini a casa) e Daniele dormiva già beato come un angioletto.

Ed ecco che suonano al campanello.

“Polizia, apra perfavore”. Mi sono affacciata e ho visto la macchina. Forse ho sbagliato ad aprire e a farli salire (non si mai, eravamo pur sempre 2 donne sole a casa con 3 bambini) ma lo ho fatto. Bene, per farla breve…la vicina di casa, sentendo mio figlio piangere per “ben” 2 volte in un giorno e solo per un giorno (visto che eravamo appena tornati), non ha pensato magari di suonare ad un vicino di casa per chiedere informazioni, ma ha chiamato direttamente la polizia dicendo che una mamma stava selvaggiamente picchiando il figlio che piangeva ormai ininterrottamente da quasi 12 ore. Eh sì ! Ha detto proprio così. Non ha detto che Danny ha pianto 8 minuti alle 14 e 9 minuti alle 20.

Quando i poliziotti sono entrati in casa e mi hanno vista, hanno capito subito che avevano preso un granchio (lo stesso che avrei volentieri messo nel letto della vicina). Per fare rapporto però, hanno dovuto vedere che il bambino non avesse segni di percosse. Vi assicuro che portare i poliziotti in camera di tuo figlio e accendere la luce mentre il cucciolo dorme (per fortuna con indosso solo il body e basta sennò mi toccava pure spogliarlo) non è bello.

Mi veniva da piangere, ma c’erano i figli della mia amica quindi mi sono trattenuta. Sapere che anche solo una persona al mondo può pensare una cosa così brutta di te…ti fa sentire uno straccio, un mocho Vileda vecchio, da buttare.

Il problema vero è arrivato nei giorni dopo. Tutte le volte che Daniele scoppiava a piangere per un capriccio, per fame o per sonno, io mi dicevo “Ecco, ora quella pensa di nuovo che io lo stia picchiando!”.

Che brutta cosa, non riuscivo più ad andare avanti con quell’angoscia quindi ho stampato una foto di me e Daniele abbracciati e felici e sotto ci ho attaccato una lettera dove ringraziavo “Miss Fetentaccia” di aver chiamato la Polizia perchè oggi becchi un granchio, ma domani magari salvi qualcuno, ma aggiungevo anche che non si raccontano le bugie dicendo che il bambino stava piangendo da 12 ore e magari prima di chiamare la Polizia si prova a chiedere ai vicini.

Ho attaccato il foglio su tutte le porte dei vicini e visto che la lettera alla fine diceva “suonami così ci conosciamo e ci mettiamo una pietra sopra”…questa, una mattina, ha suonato il nostro campanello. Mi aspettavo una zitella, una vecchia che non aveva mai avuto figli o nipoti e invece ? Era una mamma della mia età con 2 figli poco più grandi del nostro. Una donna che poi ho scoperto aver da poco perso il lavoro: era depressa. Come le ho raccontato che Polizia era arrivata in casa nostra chiedendomi di controllare se mio figlio avesse dei lividi, si è messa a piangere. La ho anche invitata a tornare un pomeriggio con i bambini per farli giocare tutti insieme da noi in terrazza. Sparitaaa ! Credo che si sia proprio trasferita.

Allora…io sono buona e carina, ma se sei depressa la prossima volta invece di chiamare la polizia, chiama un bravo psicologo!!!