Cercando

“Da quando veniamo al mondo cerchiamo amore, cerchiamo l’abbraccio dei genitori, cerchiamo qualcuno che ci consoli quando siamo tristi, quando piangiamo, o ci sentiamo soli. Vogliamo il nostro momento fortunato. Cerchiamo qualcosa li fuori, che renda la nostra vita un pò più facile, veloce.

E in qualche modo cerchiamo delle scorciatoie. Credo che il sistema in cui viviamo abbia mercificato tutto ciò trovando una soluzione tecnologica al bisogno tutto umano di essere visti, al bisogno di essere stretti, di essere…amati”

Perfetti sconosciuti: sapere o non sapere?

 

Venerdì scorso, grazie ad un amico, sono riuscita ad avere un tavolo per 2 al mitico D’O, il ristorante di Davide Oldani.

50 sfumature di sincerità

 

Alzi la mano chi ieri sera non ha visto almeno l’inizio del film su canale 5!

Dai dai suuuuu, siate sinceri!

S, sì, sto parlando di “50 sfumature di grigio”

Indignata è dir poco

 
Era da mesi che aspettavo di vedere questo film e ora ci metterò mesi, forse, per smaltire la rabbia che provo.
Avrei voluto scrivere appena uscita dal cinema, ieri sera, ma ho preferito aspettare, per evitare di esagerare e di dire cose di cui poi mi sarei pentita.
Quando si sono accese le luci in sala, ero arrabbiata, molto arrabbiata.
Il mio viso era rigato da inevitabili rivoli di lacrime, e la mia mascella era rigida, molto rigida.
Penso che se avessi incontrato una suora, fuori dal cinema, non l’avrei guardata con dolcezza.
Sono stata battezzata, ho fatto la comunione e la cresima, ma in Chiesa  ci entro solo per matrimoni, funerali e battesimi (ne ho uno giusto oggi, di battesimo)
Ma non sono qui per spiegare in cosa io creda o meno, anche se una cosa la voglio dire: mi piace molto il nostro nuovo Papa.
Trovo che Papa Francesco sia molto umano, e il suo sorriso mi riempie il cuore.
Ma ora torniamo al vero motivo di questo post.
Sono qui per dire che se davvero la storia narrata nel film “Philomena” è una storia vera, allora io sono veramente incazzata.
Scusate, ma non trovo termine migliore e più discreto.
Come si fa a lasciare in un convento la propria figlia incinta?
Come si fa a far partorire una donna nel dolore e nel pericolo, per punirla del suo “peccato”?
Come si fa a sottrarre un figlio alla propria madre, e a venderlo?
Ma, soprattutto, come si fa a non combattere con le unghie per ritrovare quel figlio tanto amato?
Vedere una madre affacciata alla finestra mentre urla a squarciagola il nome del proprio bambino di tre anni, perché glielo stanno portando via, è stata per me davvero dura.
Sono una mamma e sarei pronta ad uccidere se qualcuno cercasse di portarmi via mio figlio.
E se invece mi succedesse davvero una cosa del genere?
Non mi darei pace e lo cercherei ovunque, dal giorno della scomparsa all’ultimo giorno della mia vita, e
sono sicura che riuscirei a trovarlo.
E invece?
E invece la madre del film, e della storia vera che il film ha raccontato, ha fatto qualche vano tentativo e poi si è arresa, per 50 anni.
Quando in lei è tornato il desiderio di rivedere quel figlio perduto e ha incontrato un uomo che si è davvero impegnato ed è infatti riuscito nel suo intento, la donna ha scoperto un’amara verità.
Se non sapessi che il film è tratto da una storia vera non sarei così arrabbiata, ma siccome lo è…
Sono arrabbiata con i genitori che hanno abbandonato una figlia perché aveva “peccato”.
Sono arrabbiata con una madre che si è arresa, troppo presto.
Sono arrabbiata con quelle che dicono di amare Dio, e a lui decidono di dedicare tutta la loro vita, e poi impediscono ad un figlio di rivedere la propria madre, per l’ultima volta.
Sono arrabbiata con Suor Ildegarda che è arrivata ad odiare una donna solo perché quella donna aveva scelto il “peccato”, lo stesso “peccato” a cui lei invece aveva deciso di rinunciare.
Fischiate pure, ma io continuerò a pensare che l’invidia è una brutta bestia, sempre e ovunque.
Lo so che “Philomena” è solo un film, ma è anche la storia di vita vera.
Purtroppo certe cose sono successe e succederanno ancora, e io non riesco ad accettarlo.
Se un giorno mio figlio dovesse sbagliare, fino a che ci sarò, cercherò di stargli ancora più vicino,  per superare con lui tutti gli ostacoli che la vita gli metterà davanti.
Se un giorno mio figlio sbaglierà, mi ricorderò di quando sbagliavo io, lo sgriderò e cercherò di insegnargli che tutti possono sbagliare e cadere, ma che tutti devono rialzarsi, a testa alta.
Quando ami qualcuno devi essere pronta a stargli più vicino nei momenti difficili che in quelli facili.
E a volte bisognerà imparare a farlo anche in silenzio.
“Philomena” è un film duro, vero, ma bellissimo, e Judi Dench (con me nella foto, hihi) è fantastica, come sempre.
Barbara
PS : la foto l’ho fatta prima del film. Dopo non sorridevo più!

 Suor Ildegarda

Suor Ildegarda e il mio ginocchio, al cinema

Frozen sì o Frozen no?

Sole a catinelle, risate a crepapelle

 
E’ uscito in 1200 sale e al momento ha incassato 23.000.000 di euro
Pensate solo che “Titanic”, in Italia, nei primi sei mesi, aveva incassato 81 miliardi di lire.
Quando un film ha un successo del genere, una domanda sorge spontanea: peccché?
Perchè ultimamente non fanno altro che ricordarci quali sono i nostri doveri: paga le tasse, paga l’iva, lavora, fai la spesa, cucina, fai la mamma, fai la moglie…
E che barba!!!
“Sole a catinelle” ha successo perchè, in mezzo a tutta questa sfilza di doveri,  ci permette di rivendicare un grande, gradissimo diritto: quello di ridere.
Ridere fa bene, ridere fa dimenticare, ridere distende la pelle, ridere fa bene al cuore, ridere fa bene allo spirito.
Ridere fa bene, a tutto!
Belli i film impegnati, belli i libri impegnati, ma io in questo momento ho bisogno di leggerezza, e mi sa che non sono l’unica.
Ci sono quelli che sono andati al cinema e che ne sono rimasti delusi.
Forse sono SINAP e quindi irrecuperabili, o forse hanno ragione, ma comunque mi dispiace per loro.
Di certo è che mi dispiace molto di più per quelli che dicono: “Nooo! Io quel film non andrò mai a vederlo”
Qualcuno di loro può anche avere le sue ragioni, ma secondo me taaanti di loro sono i classici “radical chic” che dicono di odiare “Sanremo”, ma poi in ufficio fischiettano le canzoni presentate la sera prima, oppure quelli che prendono in giro chi guarda il “Grande Fratello”, ma poi la sera della diretta gli scappa sempre un “Ma chi è uscito? Pinco o pallino?”
Eh dai suuu! 
Di problemi e preoccupazioni ce ne sono sempre tanti, quindi non sentitevi in colpa se ogni tanto vi viene voglia di qualcosa di leggero.
Non c’è niente di cui vergognarsi ad ammettere che Checco Zalone ha fatto centro.
Checco Zalone riesce a far ridere senza mostrare donne con le tette di fuori, Ferrari rombanti dirette a Cortina d’Ampezzo e ricchi e poveri pronti a tutto per dimostrare di essere quello che non sono.
Checco Zalone riesce a far ridere e nello stesso a far riflettere.
Checco Zalone mi ha fatto pure piangere e io amo emozionarmi.
Checco Zalone è il mio idolo perchè in una delle sue ultime interviste ha confessato di aver messo un pannolino a sua figlia Gaia, ma di averglielo messo al contrario.
Mi spiace per Selvaggia Lucarelli che ha avuto problemi con suo figlio di 8 anni perché nel film si affronta il tema della separazione in un modo un pò particolare.
Ok, magari in un film non è proprio giusto parlare male del nuovo compagno della “ex” moglie, al figlio.
OK, magari non è giusto prendersela con la maestra perchè ha dato tutti 10 a suo figlio e invece i figli dei separati dovrebbero risentire della situazione a casa, e andare male a scuola.
Ok, non è proprio giusto far finire il film facendo pensare che quei due torneranno insieme, quando di solito chi si separa non torna più indietro.
Ma secondo voi è giusto portare un bambino di 8 anni a vedere un film del genere? 
Si sa che Checco non si lava la lingua col sapone su, dai!
aspirapolfotoCosa posso dire ancora?!
Che prima, quando passavo l’apirapolvere, mica mi divertivo.
Chi si diverte a passare l’aspirapolvere?
Ora tutte le volte che passo l’aspirapolvere penso a lui, e rido.
Ormai non mi sorprendo più quando un film che piace al pubblico, viene criticato dai critici.
Non sarà mica la prima volta no?!
Dicono che il successo di Zalone stia nel fatto che lui dice ciò che tanti italiani vorrebbero dire, ma non dicono.
Dicono che il film piaccia tanto perché riesce ad ironizzare su tutto, anche sulla crisi. che stiamo vivendo orami da anni.
Checco Zalone non perde mai il sorriso, anche quando è nella M
Quasi quasi faccio un film pure io.
Per togliere il sorriso ad una come me, prima mi devi cucire la bocca e poi, alle due estremità, ci devi attaccare due pesi.
E poi se facessi un film io…sai quante ne tiro fuori?!
Mica c’ho i peli sulla lingua io!!!
Ahahahah
 Loro, i grandissimi "loro"
Loro, i grandissimi “loro”

Una doppietta che fa riflettere

 
La doppietta su cui riflettere non sono i goal di qualche partita e non siamo neanche Valeria Marini ed io, ma i due film che ho visto ieri sera.
Certo è che se non avete niente di meglio da fare e volete riflettere anche su noi due e sulla foto qui sopra, fate pure.
Se per esempio vi state chiedendo quanto sia alta Valeria allora vi svelo che lei aveva un super tacco mentre io no: il tacco 12 lo avevo in borsa, ma la voglia di indossarlo è rimasta in borsa con le scarpe.
Io i tacchi li tempero, ma faccio proprio fatica ad indossarli.
Se vi state chiedendo quando sia dimagrita Valeria, vi dico solo che non la vedevo da un po’ e che ieri l’ho trovata proprio bene, si vede che il matrimonio aiuta.
E poi è proprio simpatica e genuina, doti rare ai giorni d’oggi, specialmente in certi ambienti.
Ma torniamo alla vera “doppietta”di cui parlo nel titolo.
Ieri sera ho visto “The zero theorem” del gradissimo Terry Gilliam (quello di Monhy Python, Brazil e le 12 Scimmie) con Mélanie Thierry e Matt Damon, non presente alla mostra, ma “chissene”, e subito dopo sono rientrata in sala grande per “Locke” di Steven Knight, con un fantastico Tom Hardy.
“The zero theorem” racconta di una Londra del futuro che ricorda e prende in giro”Blade Runner”.
Una città del futuro in cui le sigarette sono scomparse, ma durante una festa vedi ancora la gente avvicinarsi le due dita unite alla bocca: hanno finalmente tutti capito che le sigarette, vere o elettroniche, fanno male, ma il bisogno della gestualità è rimasto.
Il protagonista è un uomo, deluso dalle esperienze passate, che ha deciso di isolarsi e di cercare il senso della sua vita, e le riposte alle sue domande, nella tecnologia, in una telefonata che non arriva mai, nel tentativo di risolvere un teorema che non ha soluzione.
L’amore gli passa vicino, prima virtuale e poi vero, in carne ed ossa, ma lui ha paura e se lo lascia scappare per tornare alla sua gigante play station, che non lo deluderà mai, forse
Un film che fa riflettere, amo i film che fanno rifletter.
Con i computer, i social network e la ricerca della perfezione, a cui spesso si ambisce per essere accettati, abbiamo creato un mondo nuovo, parallelo a quello reale, ma a volte rischiamo di togliere spazio, tempo e valore a chi ci sta vicino, ai sentimenti e alle emozioni “terrene”.
Uscendo dalla sala ho incrociato il regista (che stava scappando in bagno a fare pipì) e lo ho ringraziato confessandogli che il suo film mi aveva fatto pensare, molto.
Non nego che nell’ultimo anno sono diventata “schiava” prima di facebook e poi del mio blog, di Instagram e dei commenti di tutti voi.
Chi non ha bisogno di affetto, di soddisfazioni e di carezze virtuali?
Ma diventarne dipendenti non va bene, si rischia davvero di trascurare il resto, gli affetti veri.
Terry Gilliam mi ha detto “Vai a casa e spegni il computer” e io gli ho risposto “quello è spento, ma il problema è il mio cellulare con cui ho appena scattato la foto con lei”, e lui ha sorriso.
Dopo “The Zero theorem” mi sono fiondata al bar lì davanti per mangiare un toast al volo.
Alla fine del primo film , che abbiamo visto assieme, Valeria Marini e Randy Ingerman (un’altra donna, amica, che io stimo perchè ne ha passate di tutti i colori, ma non ha perso il sorriso) se ne sono andate a Venezia a cena con il maghetto di “Harry Potter”, ma siccome ho saputo che quel nanetto lì sa fare un sacco di magie, ma per la cellulite non ha ancora trovato una soluzione, io ho deciso di rimanere al Lido e di vedermi anche il film dopo: “Locke”: un film da non perdere.
Novanta minuti in cui si vede solo Tom Hardy mentre affronta un viaggio in macchina e dentro di sé.
Gli altri protagonisti del film sono solo delle voci con cui il protagonista parla al telefono, per tutta la durata del film.
E’ la storia di un uomo che aveva tutto: una famiglia, una moglie che ama, due figli e un lavoro di grande responsabilità che gli aveva sempre dato grandi soddisfazioni.
Poi una sera quell’uomo cede, fa un errore, e la sua vita cambia, perde tutto.
Non vi racconto niente di più perchè dovete andarlo a vedere, perché il messaggio, forte, è che quel padre di famiglia rischia di mandare a rotoli tutto per non ripetere gli errori che suo padre aveva fatto con lui, abbandonandolo, da piccolo.
“Locke” mi ha fatto pensare a come a volte sia strana la vita.
A volte quando siamo piccoli ci sono atteggiamenti dei nostri genitori che odiamo e poi cresciamo, diventiamo noi i genitori e ci ritroviamo a fare gli stessi errori che facevano loro.
A volte invece riusciamo a prenderci il tempo per fermarci un attimo, contiamo fino a 10 e riflettiamo.
Ecco che allora riusciamo a cambiare l’impronta che ci è stata lasciata addosso e prendiamo un’altra strada, molto diversa.
Quante volte ci siamo ritrovati a pensare “Quando sarò grande e avrò dei figli non farò mai così, non risponderò mai così” e poi invece…
Gli anni passano, il tempo passa, succedono tante cose e ci dimentichiamo le vecchie promesse, i vecchi propositi.
Siamo cresciuti, molti di noi da figli sono diventati genitori.
Ora è arrivato il nostro turno, il momento di usare il passato per cambiare il futuro.
Abbiamo piccole armi e grandi possibilità.
Mica male no?!
E quindi unendo “The Zero theroem” a “Locke” ho deciso che ora rileggo il post, lo pubblico e poi spengo il computer e continuo la mia navigazione, ma in spiaggia e senza alzare la voce.
Barbara
 
 image
 
 
 
 

117 minuti che lasciano il segno.

 
Direi che sono stata fortunata: ieri ho visto il mio primo film, alla Mostra del Cinema di Venezia, e mi è piaciuto proprio tanto.
Ho visto “Joe”, il nuovo film di David Gordon Green con Nicolas Cage.
Un film duro, durissimo.
Un film a volte troppo violento (anche se sono un maschiaccio sono pur sempre femmina), ma bello, davvero bello.
E’ la storia di un ex carcerato (Cage) che si rifà una vita e ce la mette tutta per non ricadere nella violenza.
Cage si prende a cuore un giovane ragazzo figlio di un alcolizzato e con una famiglia difficile.
Quel ragazzo è interpretato da Tye Sheridan.
Tye Sheridan deve vincere un premio (probabilmente il premio “Mastroianni”) perché è stato davvero bravissimo, mi ha toccato il cuore.
“Joe” è uno di quei film che ti lascia qualcosa dentro, prima una grande preso e poi una sensazione di vuoto, profondo.
Ma pian pianino ci ripensi, rielabori e arriva il sorriso.
Sorridi perché ti rendi conto che certe cose, in certe famiglie, succedono davvero.
Ti rendi conto che quello che ti può sembrare irreale e troppo violento, in certe case purtroppo non è un film da vedere sullo schermo, ma la dura realtà, di tutti i giorni.
Bravissimo anche l’attore, non professionista, che ha interpretato il padre alcolizzato e che poco dopo le riprese, è volato in cielo.
Gary Poulter non si è potuto godere la meritata standing ovation di ieri sera, in sala grande, al Lido di Venezia, ma ci avrà guardati da lassù.
Guardandoci tutti dall’alto avrà visto bene anche la testa di Nicolas Cage con quel capello nero corvino e tutto cotonato.
Avrà riso, so che sta ancora ridendo.
Io il protagonista del film di ieri sera lo ho visto molto bene, da davanti, e ho riso, ma secondo me visto dall’alto è ancora meglio!
Bravi, bravi tutti, mi avete emozionata.
E pensare che i biglietti per la proiezione li avevo anche persi per strada e poi li ho ritrovati, dopo un’ora, per terra.
Si vede che era destino che io quel film lo vedessi.
E poi non avrei mai rinunciato a truccarmi e vestirmi in capanna in spiaggia, prima di affrontare il tappeto rosso, adoro!
I vip hanno i camerini e io ho un’intera capanna.
Prima del film, ho fatto anche un salto veloce a Villa Zavagli, per l’aperitivo organizzato dalla Fondazione Furla in onore dell’anteprima del film documentario “The Abramovich Method” di Marina Abramovich con la regia di Giada Colagrande.
Peccato che la sera prima Marina Abramovich, aprendo il portone di un palazzo, si sia vista arrivare in fronte un mattone, come nei cartoni animati, e quindi non sono riuscita a conoscerla.
Magari è arrivata mentre io stavo già inseguendo Nicolas Cage, può essere, chi può dirlo.
Ora me ne vado in spiaggia con quel “capriccione” di mio figlio e il mio maritino che ieri sera è finalmente arrivato a trovarci per il we.
Stasera tocca al film di James Franco, e noi ci saremo.
“Amore mio sappi che lo guarderò arrivare e cercherò pure di fotografarlo da vicino, da molto vicino. Non ti ingelosire dai, lo sai che amo solo te, ma le cose belle vanno guardate no!?”
Barbara

20130831-101955.jpg

Nella foto qui sopra, oltre al riconoscibile Nicolas Cage con capello nero corvino e cotonato, potete vedere, con me, il bravissimo mercante d’arte Daniele Crippa con la sua simpaticissima Cristina e qui sopra a destra Mr Rutelli in vaporetto dopo il film (niente barca blu?)